Tottenham

Aggiornato Mar 31 Mar 2026 alle 18:33

Si è conclusa nel peggiore dei modi l’avventura di Igor Tudor sulla panchina del Tottenham Hotspur. Il club londinese ha ufficializzato la risoluzione consensuale del contratto con il tecnico croato il 29 marzo 2026, dopo appena 43 giorni da dimenticare. Un’esperienza segnata da risultati disastrosi, polemiche roventi e persino da un lutto personale devastante: la morte del padre Mario, avvenuta durante l’ultima partita degli Spurs contro il Nottingham Forest.

Tudor era arrivato a Londra a metà febbraio in sostituzione di Thomas Frank, esonerato dopo una serie di risultati negativi che avevano portato il Tottenham pericolosamente vicino alla zona retrocessione. L’obiettivo dichiarato era quello di raddrizzare una stagione nata con ambizioni europee — la qualificazione in Champions League — e trasformatasi in una lotta disperata per la sopravvivenza in Premier League. Il tecnico croato, però, non è riuscito nell’impresa: in cinque partite di campionato ha raccolto appena un punto, con quattro sconfitte e un pareggio, lasciando gli Spurs a un solo punto dalla zona retrocessione.

Il caso Kinsky e la notte da incubo a Madrid

Il momento più controverso della breve gestione Tudor è stato senza dubbio quello vissuto al Metropolitano di Madrid, nella gara d’andata degli ottavi di finale di Champions League contro l’Atletico Madrid. La decisione di schierare il giovane portiere Antonín Kinský al posto del titolare Guglielmo Vicario si è rivelata un clamoroso boomerang: il ceco, classe 2003, alla sua terza presenza stagionale in assoluto, ha subito tre gol in appena quindici minuti, tra errori individuali e ingenuità che hanno spalancato la porta agli spagnoli. Tudor è stato costretto a sostituirlo al 17′, richiamando Vicario, ma il danno era già fatto: l’Atletico ha chiuso il primo quarto d’ora sul 4-0, per poi vincere 5-2.

La scelta del tecnico croato ha scatenato un’ondata di critiche senza precedenti. La leggenda del Manchester United Peter Schmeichel è stato tra i più duri: «Lo ha sostituito e questo avrà ripercussioni per il resto della sua carriera. Gli ha completamente rovinato la carriera e sono addolorato per lui», ha dichiarato alla CBS. Altrettanto severo l’ex portiere spagnolo Esteban Andrés Suárez, che ai microfoni di As ha definito Tudor «un codardo», sottolineando come il tecnico abbia scaricato su un ragazzo di 22 anni la responsabilità di una sconfitta annunciata. Le critiche al comportamento di Tudor hanno fatto il giro d’Europa, alimentando un dibattito acceso sulla gestione dei portieri e sulla salute mentale dei calciatori.

Tudor ha provato a difendersi dopo la partita: «Era necessario per proteggere il giocatore e la squadra. Era una situazione incredibile, non mi era mai capitato in 15 anni di carriera da allenatore». Parole che, però, non hanno convinto né i media britannici né l’opinione pubblica sportiva internazionale. La pesante eliminazione dalla Champions League — con un complessivo 5-2 all’andata e nessuna speranza concreta al ritorno — ha di fatto segnato la fine anticipata della sua esperienza londinese.

Un calvario iniziato subito, tra sconfitte e tifosi in fuga

In realtà, i segnali negativi erano emersi fin dalle prime battute. Tudor aveva perso le prime tre partite di Premier League consecutivamente, tutte contro squadre londinesi: Arsenal, Fulham e Crystal Palace. Proprio nella sconfitta per 3-1 contro il Crystal Palace, molti tifosi avevano abbandonato lo stadio prima del fischio finale, fischiando la squadra. Una scena che la dice lunga sullo stato d’animo di un ambiente ormai allo stremo.

La situazione in classifica era e resta drammatica: il Tottenham, che a inizio stagione puntava alla Champions League, si ritrova a lottare per non retrocedere in Championship, un’eventualità che i tifosi degli Spurs non vivono dal lontano 1977. La dirigenza ha deciso di interrompere il rapporto con Tudor e nelle prossime ore comunicherà il nome del nuovo allenatore, chiamato all’impresa quasi impossibile di salvare la stagione nelle ultime giornate di campionato.

Insieme a Tudor hanno lasciato il club anche il preparatore dei portieri Tomislav Rogic e il preparatore atletico Riccardo Ragnacci. Il comunicato ufficiale del Tottenham ha ringraziato i tre per «l’impegno profuso nelle ultime sei settimane» e ha espresso vicinanza al tecnico croato per il lutto subito. Un addio amaro, che chiude uno dei capitoli più bui nella storia recente degli Spurs e nella carriera di un allenatore che aveva già vissuto un’annata difficile alla Juventus, da cui era stato esonerato a fine ottobre per far posto a Luciano Spalletti.

Tra i nomi circolati per la successione sulla panchina londinese figura quello di Mauricio Pochettino, già alla guida degli Spurs tra il 2014 e il 2019 e avvistato allo Stadio Metropolitano durante la partita contro l’Atletico Madrid. Un ritorno suggestivo, ma tutto dipenderà dalla volontà del club e dalla disponibilità dell’argentino ad accettare una sfida così complicata a stagione in corso.