Adriano Galliani
Aggiornato Ven 31 Lug 2026 alle 12:42Adriano Galliani continua a far parlare di sé nel mondo del calcio italiano. Le ultime notizie sul dirigente brianzolo raccontano di un uomo che, a oltre ottant’anni, non ha alcuna intenzione di restare in silenzio: dal ritorno al Milan fino alle dichiarazioni su Calciopoli, il suo nome rimane centrale nel dibattito sportivo nazionale.
L’addio al Monza e il ritorno al Milan
Il capitolo più significativo degli ultimi mesi riguarda la separazione da AC Monza e la riapertura di un legame storico con il club rossonero. Nel settembre 2025, con il perfezionamento del closing che ha trasferito l’80% delle quote del Monza nelle mani di Beckett Layne Ventures, Galliani ha comunicato ufficialmente la propria decisione di non accettare l’incarico di presidente offertogli dalla nuova proprietà. Una scelta sofferta, come lui stesso ha tenuto a sottolineare: «Sono nato e cresciuto a Monza, il Monza è la squadra di calcio per cui tifo dall’età di 5 anni», ha dichiarato il dirigente, spiegando di volersi dedicare ad altre attività e di voler lasciare alla nuova gestione la massima libertà operativa.
L’addio di Galliani al Monza ha chiuso un’era iniziata con Silvio Berlusconi e culminata con la storica promozione in Serie A del maggio 2022, traguardo raggiunto per la prima volta nella storia centenaria del club brianzolo. Fininvest manterrà una quota del 20% fino alla cessione definitiva prevista entro giugno 2026, ma la figura di Galliani appartiene ormai al passato del club lombardo.
Subito dopo l’annuncio dell’addio, si è riaccesa concretamente l’ipotesi di un suo ritorno al Milan. Secondo quanto emerso, al dirigente classe 1944 sarebbe stata avanzata una proposta per rientrare in rossonero come super consulente o vicepresidente. Un ritorno che avrebbe un sapore quasi romantico: Galliani è stato amministratore delegato del Milan dal marzo 1986 all’aprile 2017, contribuendo in trentuno anni alla conquista di ventinove trofei. Il suo nome e quello del club meneghino restano indissolubilmente legati nella storia del calcio italiano ed europeo.
Calciopoli e la frecciata all’Inter: Galliani non dimentica
A distanza di vent’anni, Calciopoli rimane un tema capace di scaldare gli animi. Nel maggio 2026, intervenendo a Solomeo in occasione della presentazione della lista dei cento candidati all’European Golden Boy — il premio dedicato ai migliori Under 21 dei campionati europei — Galliani ha lanciato una frecciata inequivocabile all’Inter, con Fabio Capello al suo fianco: «L’Italia è l’unico caso al mondo in cui il terzo diventa primo. In cielo gli ultimi diventano primi, sulla terra i terzi diventano primi. Capello aveva vinto due scudetti sul campo con la Juventus».
Una battuta tagliente, che richiama direttamente la vicenda giudiziaria che portò alla revoca degli scudetti alla Juventus e all’assegnazione del titolo 2005-2006 all’Inter. Le parole di Galliani su Calciopoli hanno inevitabilmente riacceso il dibattito, dimostrando come il dirigente non abbia perso nulla della sua verve polemica.
Nella stessa occasione, Galliani ha affrontato anche il tema della crisi strutturale del calcio italiano, offrendo un’analisi lucida e preoccupata: «Sono cambiati i fatturati. Le squadre che hanno vinto la Champions negli ultimi anni hanno tutte ricavi pari al doppio di quelli delle big italiane». La soluzione, secondo lui, passa inevitabilmente dagli stadi e dalle infrastrutture: «Un impianto moderno aiuta anche a vendere meglio i diritti televisivi». Un concetto che il dirigente brianzolo ripete da anni, convinto che senza investimenti strutturali la Serie A non possa tornare competitiva a livello europeo.
Il declino della Serie A e il rimpianto per i grandi campioni
Il ragionamento di Galliani sul calcio italiano si fa ancora più amaro quando tocca il tema dei grandi giocatori. «Una volta eravamo un campionato di arrivo, oggi siamo un campionato di transito», ha dichiarato con franchezza. Una diagnosi impietosa, che fotografa il declino di appeal della Serie A rispetto ai fasti degli anni Novanta e Duemila, quando i migliori talenti del mondo sceglievano l’Italia come destinazione privilegiata.
A testimoniare questa distanza, Galliani ha citato un dato emblematico: «L’ultimo Pallone d’Oro a vincere giocando in Italia è stato Kaká nel 2007». Quasi vent’anni senza che un giocatore militante nel campionato italiano abbia conquistato il riconoscimento individuale più prestigioso del calcio mondiale. Un vuoto che racconta, meglio di qualsiasi statistica, la parabola discendente di un movimento che fu dominante e che oggi fatica a trattenere i propri migliori interpreti.
Galliani, che con il Milan ha vissuto in prima persona l’epoca d’oro del calcio italiano, sembra portare il peso di quella nostalgia con la consapevolezza di chi sa bene cosa si è perso. Ma anche con la determinazione di chi, evidentemente, non ha ancora detto la sua ultima parola.