Zlatan Ibrahimović
Aggiornato Mar 30 Giu 2026 alle 13:01Zlatan Ibrahimovic continua a far parlare di sé, ma non sempre per le ragioni giuste. Le ultime notizie che lo riguardano dipingono un quadro complesso: da un lato il dirigente svedese è finito nel mirino della critica americana per le sue prestazioni da commentatore televisivo ai Mondiali 2026, dall’altro i tifosi del Milan non hanno mai smesso di contestarlo per la gestione sportiva di un club che ha vissuto una stagione disastrosa.
Ibrahimovic sotto accusa ai Mondiali 2026
Mentre negli Stati Uniti si disputano i Mondiali 2026, Re Zlatan ha assunto il ruolo di opinionista per Fox News, affiancato da Thierry Henry e Alexi Lalas. Un’esperienza che, stando alle ultime notizie provenienti d’oltreoceano, non sta andando nel migliore dei modi. Il New York Times ha pubblicato un articolo al vetriolo nei confronti dello svedese, sostenendo che “meno Zlatan e il programma sarebbe migliore” e accusandolo di non conoscere a sufficienza le squadre e i giocatori protagonisti della competizione. Un esempio emblematico citato dal quotidiano americano riguarda Jesse Marsch, l’allenatore americano alla guida del Canada: secondo il Times, Ibrahimovic sembrava non aver mai sentito parlare di lui.
Non è mancata nemmeno la polemica legata a Erling Haaland, autore di una doppietta all’esordio con la Norvegia. Ibrahimovic, interpellato sul confronto con l’attaccante del Manchester City, ha risposto con la consueta sicurezza: “Meglio di me? Non ne sono sicuro. Haaland deve fare molto di più per raggiungere il livello di un fenomeno della natura. Segna gol, è un killer in area, ma io ero più completo”. Parole che hanno fatto discutere, alimentando ulteriormente le polemiche attorno alla sua figura.
Il Milan in macerie e la rabbia dei tifosi
Le novità sul fronte Milan non sono più confortanti. La stagione rossonera si è conclusa nel peggiore dei modi: la mancata qualificazione in Champions League, sfumata all’ultima giornata con la sconfitta per 2-1 contro il Cagliari a San Siro, ha spinto Gerry Cardinale a una vera e propria rivoluzione societaria. Sono stati esonerati Giorgio Furlani, Igli Tare, Geoffrey Moncada e Massimiliano Allegri. L’unico a sopravvivere alla purga è stato proprio Ibrahimovic, fatto che ha scatenato l’ira dei tifosi rossoneri.
La contestazione nei confronti del dirigente svedese era già esplosa nelle settimane precedenti, quando era emerso un litigio durissimo tra Allegri e Ibrahimovic, scoppiato ad inizio aprile dopo la sconfitta contro il Napoli. Secondo il Corriere della Sera, il pretesto sarebbe stato la scelta del terzo portiere da inserire in rosa, ma in realtà le tensioni covavano da tempo per le continue intromissioni dello svedese nella gestione tecnica. Da quel momento Ibrahimovic aveva smesso di frequentare Milanello, ricomparendo a San Siro solo in seguito.
A rendere ancora più esplosiva la situazione è arrivata la notizia della partecipazione di Ibrahimovic e Cardinale alle celebrazioni per il compleanno di Donald Trump, con i due in prima fila all’UFC Freedom 250 organizzato nel giardino della Casa Bianca. Per molti tifosi del Diavolo, quella presenza è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Siamo a metà giugno e ancora non abbiamo un allenatore, un amministratore delegato, un direttore sportivo… la sua priorità è guardare la boxe e commentare i Mondiali?” ha scritto un tifoso su X, riassumendo il malcontento generale. A metà giugno il Milan si trovava ancora privo di figure chiave nella propria struttura dirigenziale, con Ibrahimovic impegnato negli Stati Uniti tra eventi mondani e telecamere televisive.
Un anno di alti e bassi per il dirigente svedese
Guardando indietro agli ultimi mesi, il percorso di Ibrahimovic come dirigente rossonero è stato costellato di momenti difficili. A febbraio 2025 il Milan era stato eliminato dalla Champions League dopo il pareggio contro il Feyenoord, con lo svedese che aveva ammesso senza cercare alibi: “Ci siamo ammazzati da soli”. Aveva poi incassato il nono Tapiro d’oro della sua carriera da Striscia la Notizia, riconoscendo la delusione ma confermando la fiducia in Conceição, poi anch’egli esonerato a fine stagione.
Nel mezzo, non erano mancati momenti di tensione pubblica: le dichiarazioni a GQ in cui si era definito il “bodyguard” del Milan, pronto a fare da scudo alle critiche, e le smentite alle voci di litigi con Furlani, definite “tutte falsità”. Ora, però, la situazione è cambiata radicalmente: Furlani non c’è più, e Ibrahimovic resta l’uomo di RedBird a Milano in un club che deve ricostruire tutto dalle fondamenta. Le ultime news lo descrivono come una figura sempre più controversa, contestata sia in patria che all’estero, alle prese con un ruolo dirigenziale che continua a sollevare interrogativi sulla sua reale efficacia.