Kobe Bryant
Aggiornato Mer 11 Mar 2026 alle 10:01Il 26 gennaio scorso si sono compiuti sei anni dalla tragica scomparsa di Kobe Bryant, il Black Mamba che il mondo intero continua a ricordare con affetto e commozione. Una data che non smette di fare male, non solo per i fan della pallacanestro, ma per chiunque abbia trovato ispirazione nella figura di uno degli sportivi più iconici di sempre. Le ultime notizie confermano che il ricordo del campione dei Los Angeles Lakers è più vivo che mai, tra celebrazioni, omaggi e iniziative benefiche che ne perpetuano l’eredità.
Il Kobe Day di Reggio Emilia: sport e solidarietà
Tra le novità più recenti legate al nome di Kobe Bryant spicca l’iniziativa della UNA Hotels Reggio Emilia, che ha trasformato la partita casalinga contro Cantù del 25 gennaio in un vero e proprio “Kobe Day”. Un omaggio sentito e concreto, che ha unito il ricordo del campione a un gesto di solidarietà. Nel foyer del PalaBigi è stata messa in vendita un’edizione speciale di una stampa firmata “The Reggianer”, dedicata proprio a Bryant, disponibile in due formati. Il legame tra Kobe e Reggio Emilia è profondo e risale all’infanzia del campione: suo padre Joe giocò nella prima squadra reggiana, allora Cantine Riunite, e il giovane Kobe si allenò nelle giovanili della Pallacanestro Reggiana nelle stagioni 1989-90 e 1990-91, affinando lì il suo stile di gioco. Scopri i dettagli del Kobe Day a Reggio Emilia.
Non è la prima volta che la città emiliana si distingue per la vicinanza alla memoria del Black Mamba. Nel gennaio 2021, nel primo anniversario della scomparsa, fu inaugurato il Largo Kobe e Gianna Bryant, uno spazio urbano riqualificato nei pressi del PalaBigi, prima iniziativa di questo tipo nel mondo. Kobe e Gianna erano stati anche proclamati cittadini onorari di Reggio Emilia, un riconoscimento che testimonia quanto quella città si senta parte della storia del campione. La Pallacanestro Reggiana aveva inoltre lanciato una raccolta fondi benefica con le T-shirt commemorative “Per sempre uno di noi #24”, il cui ricavato era stato devoluto all’Associazione Sport Disabili Reggio Emilia.
Un’icona che continua a ispirare: la Mamba Mentality oltre il basket
A sei anni dalla sua morte, le ultime notizie su Kobe Bryant confermano che la sua influenza va ben oltre il campo da basket. La cosiddetta Mamba Mentality — quell’ossessione per il miglioramento continuo, il sacrificio totale e la mentalità vincente — continua a essere un punto di riferimento per atleti di ogni disciplina. Ne è esempio emblematico Novak Djokovic, che dopo aver conquistato il suo 24° Slam agli US Open del 2023 mostrò in campo la maglia di Bryant: “Kobe era un grande amico. È stato un esempio di mentalità vincente, mi ha aiutato tanto nei miei momenti di crisi”, dichiarò il campione serbo con evidente commozione.
Anche Nico Mannion ha raccontato un episodio che lo ha segnato per sempre: da bambino, dopo una partita dei playoff in cui i Lakers eliminarono i Jazz, riuscì ad avvicinare Kobe nel tunnel degli spogliatoi parlandogli in italiano. “Si fermò qualche minuto, mi prese in ginocchio. Non parlammo di basket, ma di vita. Mi chiese come andavo a scuola, mi chiese se ascoltassi i consigli dei miei genitori. È un episodio piccolo, ma me lo porterò dentro per sempre”, ha raccontato il playmaker italoamericano. L’aneddoto di Mannion su Kobe Bryant è uno dei tanti che testimoniano la dimensione umana del campione, capace di lasciare un segno profondo anche in un incontro fugace.
Il legame di Bryant con l’Italia è un capitolo fondamentale della sua storia. Cresciuto nel Bel Paese al seguito del padre Joe — cestista professionista che ha indossato le maglie di Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia — Kobe ha sempre mantenuto un rapporto speciale con la penisola. Parlava italiano, lo usava persino per il trash talking in campo, ed era un grande tifoso del Milan. Proprio il club rossonero, nella notte tra il 28 e il 29 gennaio 2020, spense le luci di San Siro prima di Milan-Torino di Coppa Italia, lasciando accesi solo i tabelloni con i messaggi “Sempre Kobe” e “Legends Never Die”, accompagnati dalle note dei Queen.
Le statue e l’ingresso nella Hall of Fame: l’immortalità di un campione
Sul fronte dei riconoscimenti ufficiali, uno dei momenti più significativi degli ultimi anni è stata l’inaugurazione della statua di Kobe Bryant all’esterno della Crypto.com Arena di Los Angeles, avvenuta l’8 febbraio 2024. La data non è casuale: un omaggio ai numeri 8 e 24 indossati da Bryant in carriera, e alla maglia numero 2 della figlia Gigi. La vedova Vanessa Bryant, presente alla cerimonia insieme agli ex compagni di squadra e alla proprietaria dei Lakers Jeanie Buss, ha anticipato le possibili critiche sulla posa scelta — il dito alzato verso il cielo — spiegando che fu lo stesso Kobe a sceglierla dopo il ritiro. “Ci saranno tre statue di Kobe: una con il numero 8, una con il numero 24 e una in cui abbraccia sua figlia Gianna”, ha annunciato Vanessa. Tutti i dettagli sulla statua di Kobe Bryant.
Prima ancora, nel maggio 2021, era arrivato l’ingresso postumo nella Hall of Fame NBA, un momento di straordinaria intensità emotiva. Vanessa, accompagnata da Michael Jordan, aveva pronunciato parole indimenticabili: “Vorrei che mio marito fosse qui per accettare questo incredibile premio. Lui e Gigi avrebbero meritato di essere qui per assistere a tutto questo”. Il messaggio finale — “Ce l’hai fatta. Ora sei nella Hall of Fame. Sei un vero campione” — ha commosso il mondo intero. Cinque titoli NBA, innumerevoli record, e una mentalità che ha cambiato il modo di intendere lo sport: questo è il lascito di Kobe Bryant, un’eredità che, a sei anni dalla sua scomparsa, continua a crescere.