Andy Murray

Aggiornato Gio 01 Ott 2026 alle 14:54

Andy Murray ha attraversato una delle trasformazioni più affascinanti del tennis mondiale negli ultimi anni: da campione in campo, con tre Slam e 41 settimane da numero uno del mondo all’attivo, a figura di riferimento fuori dal campo, prima come allenatore di Novak Djokovic e poi come possibile coach di Carlos Alcaraz. Le ultime notizie lo vedono ancora protagonista nel dibattito tennistico, questa volta per le sue dichiarazioni sul calendario ATP che si sono rivelate profetiche.

Murray e il calendario ATP: una profezia avverata

Le parole pronunciate dallo scozzese durante il Masters 1000 di Madrid risuonano oggi con una chiarezza disarmante. Murray aveva avvertito tutti: ‘Non è obbligatorio giocare quei tornei. Tutti dicono che il calendario è molto lungo, e in effetti lo è. La stagione è sicuramente impegnativa. E ora, con i tornei che durano due settimane, lo è ancora di più’. Una riflessione lucida, quella dell’ex campione, che si è concretizzata nell’estate del 2026 con le assenze eccellenti al Masters 1000 di Montreal. Per il secondo anno consecutivo, il torneo canadese ha dovuto fare a meno di Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic, i tre tennisti più rappresentativi del circuito ATP. Sinner e Djokovic hanno scelto di prolungare la pausa dopo Wimbledon, mentre Alcaraz ha dato forfait per un problema al polso.

La direttrice del torneo canadese, Valérie Tétreault, non ha nascosto la propria preoccupazione: ‘La frequenza di questi ritiri dell’ultimo minuto negli ultimi anni solleva una questione più ampia per il nostro sport’. Lo stesso Sinner aveva spiegato la sua decisione con parole misurate, sottolineando la necessità di dare priorità alla propria salute. Il forfait di Sinner a Montreal ha riacceso il dibattito sull’allungamento a due settimane dei Masters 1000, una scelta che si sta rivelando un’arma a doppio taglio per l’intero movimento tennistico.

Da rivale a coach: la nuova vita di Murray nel tennis

Il capitolo più sorprendente della recente storia di Murray riguarda la sua carriera da allenatore. Dopo il ritiro avvenuto al termine delle Olimpiadi di Parigi 2024, lo scozzese aveva intrapreso una nuova avventura come coach di Novak Djokovic, suo storico rivale. Una collaborazione nata quasi per caso, come lo stesso Murray aveva raccontato: ‘Ero alla buca n.17 e il tizio con cui stavo giocando mi chiese se avevo dei progetti in mente. Mezz’ora dopo ero in macchina e ho chiamato Djokovic’. Il sodalizio, tuttavia, si è concluso anticipatamente nel maggio 2025, prima del previsto termine fissato a Wimbledon. La fine del rapporto tra Djokovic e Murray era arrivata con un messaggio social del serbo, che aveva ringraziato lo scozzese per ‘tutto il duro lavoro, il divertimento e il sostegno degli ultimi sei mesi’. Djokovic stesso aveva chiarito in conferenza stampa: ‘Sentivamo che non potevamo ottenere di più da questa collaborazione. Il mio rispetto per Andy rimane lo stesso, anzi è aumentato mano a mano che l’ho conosciuto come persona’.

Ma la storia di Murray come allenatore non si è fermata lì. Secondo indiscrezioni circolate in Spagna a fine 2025, Carlos Alcaraz avrebbe valutato seriamente l’ipotesi di affidarsi proprio a Murray dopo la separazione da Juan Carlos Ferrero. Il possibile approdo di Murray nello staff di Alcaraz rappresenterebbe un cambio di rotta netto, considerando il diverso approccio dello scozzese rispetto all’ex coach spagnolo. Una suggestione che, se confermata, sancirebbe definitivamente la nuova identità di Murray come figura chiave del tennis mondiale, non più con la racchetta in mano ma con la capacità di influenzare le carriere dei campioni della nuova generazione.

L’eredità di un campione e il suo sguardo sulla nuova generazione

Prima ancora di intraprendere la carriera da coach, Murray aveva dimostrato una rara capacità di analisi sul futuro del tennis. Già nel 2024, dopo la vittoria di Sinner agli Australian Open, lo scozzese si era esposto senza timori, definendo l’altoatesino il grande favorito per Wimbledon e aggiungendo: ‘Sono convinto che Sinner otterrà grandi risultati su qualsiasi superficie’. Una previsione che si è rivelata corretta, con l’italiano che ha consolidato il suo dominio nel circuito fino a diventare stabilmente numero uno del mondo, superando proprio le 41 settimane in vetta al ranking che erano state il marchio di fabbrica di Murray.

Allo stesso tempo, lo scozzese aveva mantenuto un approccio equilibrato sulla possibilità che Sinner e Alcaraz potessero replicare l’era dei Big Three: ‘Ci vuole del tempo per arrivare a un livello del genere. Non c’è alcuna garanzia al momento’. Parole che riflettono la saggezza di chi ha vissuto dall’interno quella stagione irripetibile del tennis mondiale, e che oggi, da osservatore privilegiato e potenziale artefice del futuro dei campioni, continua a essere una voce autorevole e ascoltata nel panorama tennistico internazionale.