Continua a destare preoccupazione la situazione in vista del Gp sul circuito di Lusail in programma il prossimo fine settimana.
Tensione alle stelle e clima di scontro aperto nel paddock del Motomondiale. Mentre squadre e piloti si preparano per le gare di domenica a Sepang, la carovana delle due ruote si trova a fare i conti con un caso politico decisamente pesante. Al centro della bufera c’è la prossima tappa del calendario in Qatar, verso la quale permangono fortissimi dubbi in merito alle condizioni di sicurezza, in uno scenario segnato dai conflitti in corso in Medio Oriente e con l’incognita di possibili reazioni alle imminenti elezioni americane di metà mandato.
Secondo quanto riportato dalla versione spagnola di Motorsport.com, nella serata di venerdì si è tenuta all’interno degli uffici Yamaha una riunione di un’ora sull’argomento. Gli atleti si sono dovuti rifugiare nella sede del team giapponese dopo che l’organizzazione del campionato aveva negato loro l’uso di una sala meeting ufficiale, segnale inequivocabile della spaccatura in atto.
La situazione è chiara: se da un lato la maggior parte dei governi nazionali consiglia di evitare i viaggi non essenziali nell’area, l’assenza di un divieto formale impedisce di fatto il ricorso alla clausola di annullamento del Gran Premio per causa di forza maggiore, senza incorrere in costosissime penali tanto per le squadre quanto per la stessa organizzazione del Motomondiale.
Da qui la posizione monolitica delle istituzioni del Campionato del mondo, affiancate dalle scuderie e dalla FIM, decise a tirare dritto forti delle garanzie di sicurezza, delle coperture assicurative e dei piani di evacuazione stipulati con il governo qatariota. Una fermezza ribadita anche dai vertici organizzativi di rientro da Doha, dove si è riscontrato un clima di apparente normalità.
Ai piloti è stato recapitato un avviso perentorio e inequivocabile: in mancanza di una causa formalmente riconosciuta, la presenza in Qatar è obbligatoria. Chi deciderà di non presentarsi al via andrà incontro a conseguenze pesantissime. Oltre alle rivalse economiche da parte dei team, pronti a far pesare sui singoli centauri le sanzioni comminate dagli organizzatori, la Federazione Internazionale è pronta a interpretare l’assenza come una violazione grave del regolamento.
Il rischio concreto è quello di sanzioni disciplinari e sportive che potrebbero non solo cambiare la classifica di questa stagione, ma anche trascinarsi al 2027. L’ombra del boicottaggio resta sullo sfondo, ma la morsa delle sanzioni sembra ormai spingere i piloti a un forzato passo indietro.