Rio Hondo 2019. Valentino Rossi insegna a Dovizioso

Quante volte bisogna dimostrare di essere infiniti, immortali, leggendari per essere amati da tutti? Forse mai abbastanza.

11 Dicembre 2020

Prima il Rossi schiacciasassi, poi fragile ed eroico, poi spaesato e infine stoico.

Quante volte bisogna dimostrare di essere infiniti, immortali, leggendari per essere amati da tutti? Forse mai abbastanza. Ed è forse questo che porta Rossi a continuare sempre una stagione in più, poi un’altra, poi un’altra e un’altra ancora. Prima il Rossi schiacciasassi, poi fragile ed eroico, poi spaesato e infine stoico. Nel 2019, dieci anni dopo di quando gli chiedevano se volesse ritirarsi dopo il nono titolo conquistato, all’età di 40 anni non molla, lotta, soffre, si diverte.

In Argentina c’è qualcosa di speciale, dal legame con Diego Armando Maradona – a proposito dopo la scomparsa de El Pibe de Oro è diventato virale il video di Diego che entra nel box Yamaha dopo la vittoria di Rossi a San Marino, nel 2008, e urla: “Non sono tanto sportivo, quando è caduto Casey Stoner ho detto yeeee” – ad alcuni dei campioni della sua Inter e alla vittoria, con un po’ di polemica, ma con tanta carica emotiva, contro Marquez nel 2015. E anche nel 2019, Rossi vuole dare spettacolo in Sud America. Questa volta Marquez decide di fare uno sport indecifrabile per gli avversari e la gara è resa viva solo nelle retrovie, dove i piloti si danno battaglia per migliorare la loro posizione. Dovizioso è secondo, servono punti per puntare al titolo anche se siamo alle battute pressoché iniziali di un campionato che, al suo termine, vedrà vincitore lo spagnolo con il 93 sulla carena con una sequenza di risultati fantastici mai vista prima, forse bisogna tornare ai tempi di Agostini per osservare un ruolino di marcia così vincente.

Ultimo giro: Rossi è alla ruota di Dovi da qualche giro, la Ducati del forlivese non molla. Dovi sta lì. Staccatore contro staccatore, la differenza nella staccata finale che immette nelle ultime tre curve del circuito argentino è la prudenza e la fantasia. Dovizioso frena in maniera esemplare, esattamente come sempre. La perfezione, però, non esiste. È un parametro che ci inventiamo per definire le cose, gli oggetti, il tempo, le persone, ma non esiste. Rossi è un esteta e in quella perfezione effimera sa dove colpire, con un colpo di ingegno, di fantasia, di creatività. La staccata è rischiosa, imperfetta, spregiudicata, Dovi rialza la moto che era già leggermente piegata. Il Dottore si infila e conquista un secondo posto che ha il sapore e l’efficacia di una vittoria. Un ultimo tango che vale come un ballo delle debuttanti.

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