Nibali-Trek: ora parla lo Squalo

Vincenzo Nibali in un’intervista al Corriere dello Sport ha ripercorso la sua carriera: “Se voglio fermare il tempo? No. Siamo andati alla velocità giusta. E siamo ancora qua, come direbbe Sagan. Però tornare indietro per evitare qualche sbaglio, quello sì…”.

La sua paura: “Dopo quello che è successo all’Alpe d’Huez? Quello è il meno. E’ più brutto correre in mezzo al gruppo a 70 all’ora”.

Sul suo possibile futuro nella Trek: “Se uno sponsor italiano come Segrafredo ha interesse a investire in un corridore italiano, posso non ascoltarlo? Le cose cambiano, anche qui alla Bahrain Merida: con l’ingresso di McLaren non sarà tutto esattamente come prima. Vedremo”.

Gli incidenti che hanno coinvolto i ciclisti degli ultimi mesi: “Queste sono le cose che cambierei se potessi tornare indietro, le cose che ti segnano. Rivorrei indietro Michele Scarponi“.

Lo Squalo sarà comunque sempre grato al ciclismo: “Mi ha tolto dalla strada. In Sicilia di lavoro ce n’è poco, quello che c’è sono tutte botteghe di famiglia, le ditte sono poche, le trovi da Roma in su. In Sicilia trovi un lavoro decente se hai una famiglia abbastanza forte, altrimenti rischi di fare una brutta fine. Per questo dico che il ciclismo mi ha tolto di strada. Mi ha tolto magari dalle discoteche, da certe amicizie sbagliate. Non che nel ciclismo non ne potessi trovare, ma quelle ci ha pensato il ciclismo stesso a toglierle di torno, nel vero senso della parola. Mi ha dato tanto successo, gloria, soddisfazione, a me e alla mia famiglia. Mi ha tolto sicuramente una parte di gioventù ma se guardo a tutto quello che ho capisco che è stato soltanto un passaggio”.

“Se non avessi sfondato? Sarei andato a lavorare con i miei, in fondo la fotografia mi piace, la cinetecnica pure. Però ero sempre in conflitto, litigavo con mio padre, i nostri sono due caratteri che andavano sempre in contrasto”.


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