L'allenatore della Juventus prende le distanze dall'atteggiamento della tifoseria e ricorda i suoi precedenti con Sandro Mazzola all'Inter.
Nemmeno Luciano Spalletti ha voluto tacere a proposito della decisione di alcuni tifosi della Juventus che, prima che iniziasse la partita contro l’Atalanta, si sono voltati di spalle durante il minuto di silenzio in onore di Sandro Mazzola appena scomparso. Il tecnico bianconero ha peraltro ricordato il leggendario capitano dell’Inter che ebbe modo di incontrare di persona proprio nel corso della sua parentesi da allenatore dei nerazzurri.
“Cose del genere non vanno fatte, servono rispetto e sportività – ha affermato Spalletti durante la conferenza stampa del post Juventus-Atalanta -. Leggende del nostro calcio del calibro di Mazzola, Scirea, Baresi sono persone dalla dignità e valori sportivi e umani tali da permettere a tutti noi di prendere qualcosa. Dalla loro professionalità e il loro continuo impegno abbiamo appreso storie bellissime. Io ho conosciuto Mazzola quando sono arrivato all’Inter, in uno dei miei primi giorni lì. Venne ad abbracciarmi, mi ha trasferito la sua disponibilità per l’incarico che stavo assumendo. Mi ha dato una grande mano e porterò sempre quel momento nel mio cuore”.
La scena che ha indignato Spalletti si è consumata prima del calcio d’inizio all’Allianz Stadium, quando alcuni ultras bianconeri hanno voltato le spalle al campo intonando cori dedicati a Gaetano Scirea, Andrea Fortunato e Gianni Agnelli. Dagli altri settori dello stadio sono partiti applausi nel tentativo di coprire i cori, che però sono rimasti chiaramente percepibili durante il minuto dedicato alla leggenda dell’Inter e della Nazionale, scomparsa sabato a 83 anni.
La stessa Juventus ha preso le distanze dal comportamento di una parte della propria tifoseria con un comunicato ufficiale intitolato “Rispetto e sportività”: “Non c’è rivalità che possa giustificare la mancanza di rispetto durante un minuto di silenzio. Onorare la memoria e unirsi nel ricordo durante i momenti di commemorazione rappresenta una responsabilità comune che trascende appartenenze e colori”. Parole nette, che testimoniano come il club bianconero abbia voluto dissociarsi con chiarezza da un gesto destinato a fare discutere a lungo.
Anche Maurizio Sarri, tecnico dell’Atalanta, ha voluto dire la sua sull’episodio: “Ho provato una brutta sensazione. Forse nasce da una generazione che non si rende conto di ciò che ha fatto Mazzola, indipendentemente dalla maglia che indossava. Anche se ha sempre giocato per altri, rendere omaggio a un personaggio simile è il minimo”. Parole che si inseriscono nel coro di indignazione sollevatosi attorno a un gesto che ha oscurato, almeno sul piano dell’immagine, la vittoria per 2-0 della Juventus nel match di Serie A.
Sul fronte dei media, durissimo è stato anche il giudizio di Ivan Zazzaroni, che sul suo profilo Instagram non ha usato mezzi termini: “Perché? Perché hanno mostrato la schiena durante il minuto di raccoglimento per Sandro Mazzola, un campione che oltretutto in vita non è mai stato particolarmente divisivo? Lo sfregio al morto (degli altri) è un salto di qualità della stupidità”. Il giornalista ha poi aggiunto: “Non c’è spiegazione accettabile, neppure se dovesse trattarsi di una risposta alla curva ‘nemica’. Non ci arrivo e sono contento di non arrivarci. Di fronte a gesti vergognosi come questo il passato del morto, di un campione, si fa addirittura enorme, incommensurabile”.