Il difensore bianconero è tornato a parlare della contestata espulsione ricevuta nel derby d'Italia contro l'Inter
In un’intervista concessa all’Equipe, Pierre Kalulu è tornato sull’ingiusta espulsione ricevuta nel derby d’Italia tra l’Inter e la Juventus per una presunta trattenuta su Alessandro Bastoni che ha accentuato la caduta. “Dopo Inter-Juventus ho spento il telefono per non alimentare la frustrazione – ha ammesso il difensore bianconero -. In tanti hanno parlato ma alla fine la squalifica è rimasta. Meglio lasciarmi tutto alle spalle”.
“Sono stato anch’io tifoso e so come funzionano le critiche – ha aggiunto il francese -. Sul momento c’è la frustrazione, la sfoghi sui social e poi te ne vai a dormire. Anche se ti criticano come persona, non va preso come qualcosa di personale. Mi dico sempre che se non voglio leggere certe cose, non devo andare sui social, neppure quando le cose vanno bene. Non ho bisogno che un qualsiasi utente mi dica se ho giocato bene o no”.
Dopo la bruciante sconfitta con l’Inter, la Juventus ha subito un altro pesantissimo ko col Galatasaray ad Istanbul nella gara d’andata dei playoff di Champions League. “Non credo che questo abbia influito sulla partita con il Galatasaray – ha confessato Kalulu -. Sembrerebbe che cerchiamo scuse, invece abbiamo sbagliato la partita”.
Con Spalletti Kalulu è diventato un’arma in più anche nella fase offensiva: “Voglio continuare così. Sono sempre dell’idea di voler essere più completo. Questa stagione ancora di più. Prima pensavo che se difendevo bene la mia partita era riuscita ora invece voglio avere anche un impatto sul gioco offensivo della squadra. Non sapere fare certe cose, a lungo termine ti penalizza. E poi siamo nel calcio moderno, di movimento continuo, basta vedere la nostra squadra”.
Chiosa sul sogno Mondiale con la Francia: “Mi sento pronto. So di aver fatto tutto il possibile, sono in forma quindi sono tranquillo mentalmente. Ho avuto la fortuna di indossare quella maglia. A destra o al centro, la nazionale francese è il top dal punto di vista professionale, ma la gente dimentica che è ciò di cui sogniamo da piccoli. È un privilegio”.