Mazzola, anche Marchisio contro i suoi ex tifosi: “La storia si rispetta”

Articolo di Andrea Gussoni

"Ci sono cose che, quando ami davvero il calcio, fai fatica ad accettare. Quello che è successo ieri è una di queste"

Il giorno dopo il minuto di silenzio per Mazzola non rispettato da molti ultras della Juventus, Claudio Marchisio ha preso posizione con un post su Instagram: “Ci sono cose che, quando ami davvero il calcio, fai fatica ad accettare. Quello che è successo ieri è una di queste. Sandro Mazzola è un pezzo della storia del nostro calcio. E la storia si rispetta”.

“Alla Juventus e ai suoi tifosi devo una parte enorme della mia vita. So quanto amore, passione e rispetto ci siano dietro quella maglia. Ed è proprio per questo che credo sia giusto dire, senza esitazioni, che gesti come quello di ieri non dovrebbero accadere. La rivalità è passione, appartenenza, orgoglio. Ma non può mai cancellare il rispetto. Per l’uomo, per il campione, per tutto ciò che Sandro ha rappresentato per il calcio italiano. E ieri, allo stadio e da casa, la voce di tantissimi è stata quella di un applauso. Questo deve fare lo sport in questi momenti. Unire”.

Il giorno dopo Juventus-Atalanta, in prima pagina su Tuttosport si parla anche e soprattutto di quanto successo nel prepartita, che il direttore Guido Vaciago nel suo editoriale ha definito “incivile”. “Sfregiare il ricordo di un campione è un gesto vile, perché commesso contro la memoria e contro chi non si può difendere. Oltre a essere tutto clamorosamente e stupidamente sbagliato. Primo: Il minuto di raccoglimento è un minuto nel quale si sta in silenzio di fronte alla morte di una persona (e, per fortuna, tre quarti dello stadio hanno mostrato compostezza e commozione).

“Dentro di sé si può riempire quel silenzio come si vuole: nessuno è chiamato a esprimerlo, tutti sono chiamati a non fare e non dire nulla per un minuto scarso, proprio per lasciare quella libertà a ognuno. Secondo: Gaetano Scirea, a cui ha inneggiato chi occupava il settore Sud, non avrebbe approvato in nessuno modo un comportamento simile e, anzi, se ne sarebbe vergognato moltissimo. Tra l’altro, un po’ di conoscenza della storia avrebbe consentito di sapere che Scirea, da bambino, simpatizzava per l’Inter proprio perché era un ammiratore di Mazzola, che cercava di imitare nei suoi inizi da mezzala. Terzo: se si chiede il rispetto, che effettivamente spesso manca, per le vittime dell’Heysel, vilipese con una sgradevole frequenza negli stadi italiani, si deve dare in cambio lo stesso rispetto. Altrimenti non si risulta credibili nella richiesta. Richiesta assolutamente legittima, perché la sacrosanta indignazione che si è scatenata da ieri pomeriggio per lo sfregio al minuto di silenzio in onore di Mazzola, si dovrebbe parimenti scatenare per i cori, gli striscioni, le sciarpe e le bandiere che dileggiano la tragedia dell’Heysel da quarant’anni a questa parte. Raramente se n’è scritto, quasi mai se n’è parlato in tv, pochissimi nel mondo dei media lo vivono come un problema grave, nonostante il ricordo di quei morti e delle loro famiglie dovrebbe essere altrettanto difeso. Oltre l’indignazione, poi, bisognerebbe capire il perché un gesto così ignobile possa venire in mente”.

“Non si può fare finta che tutto quello che è stato fatto alla Juventus, e che non è stato fatto alle altre squadre, sia scivolato sulla coscienza collettiva del popolo juventino senza lasciare traccia alcuna. Le disparità di trattamento, dalla giustizia sportiva ai media, hanno scavato un solco pericoloso, nel quale possono germogliare comportamenti vili e meschini come il boicottaggio di un minuto di silenzio. Attenzione, anzi molta attenzione: qui non si giustifica, si cerca di dare una spiegazione parasociologica di quello che è successo, per provare a capire quello che succede, senza limitarsi alla retorica condanna. Il calcio italiano ha un problema che, da troppi anni, finge di non vedere. Può tranquillamente continuare a non occuparsi di dare spiegazioni plausibili a chi subisce trattamenti così diversi, ma non deve stupirsi se quel solco diverrà sempre più profondo, buio e pericoloso”, ha concluso Vaciago.

Giornalista dal 2008 e grande appassionato di tutti gli sport da sempre, segue con particolare interesse basket e volley che ha anche praticato a livello dilettantistico fino ai tempi dell’università. Ama viaggiare, sia per lavoro che con la mia famiglia, e non sa resistere alle tentazioni in cucina.

TG SPORT

Articoli correlati