Karl-Heinz Schnellinger, un tedesco amatissimo anche in Italia

Articolo di Aldo Seghedoni

“Carletto”, come lo chiamavano tutti al Milan, ha lasciato uno splendido ricordo di sé.

Karl-Heinz Schnellinger, “Carletto”, come lo chiamavano tutti al Milan, ha lasciato uno splendido ricordo di sé in Italia. Nato a Düren, a a metà strada tra Colonia ed Aquisgrana, sulle sponde del fiume Rur, sbarcò in Italia nel 1963, a 24 anni, dopo aver conquistato il titolo tedesco con il Colonia. Fu la Roma a prenderlo, per mandarlo in prestito al Mantova per una stagione, prima di riportarlo nella Capitale.

Poco tempo dopo arrivò il trasferimento al Milan, dove il suo nome entrò definitivamente  nella storia. Tra il 1965 e il 1974 disputò nove stagioni in rossonero, totalizzando 344 presenze e tre reti, tutte in Coppa Italia. Il suo palmarès è fantastico: uno scudetto, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, due Coppe delle Coppe e tre Coppe Italia.

Al Milan Schnellinger diventò presto uno dei giocatori più fidati di Nereo Rocco, che gli chiedeva di difendere la fascia senza inutili sortite offensive. Terzino sinistro poderoso, dava l’idea di un carro armato in movimento. Non a caso i soprannomi abbondavano: Panzer per la forza, Volkswagen per la solidità e l’affidabilità. Con la nazionale tedesca partecipò a quattro Campionati del Mondo, il primo dei quali nel 1958. Nel 1966 arrivò fino alla finale, persa contro l’Inghilterra a causa del discusso gol di Hurst. Nel 1970, in Messico, la Germania Ovest si fermò in semifinale: una gara incredibile con l’Italia, finì 4-3 per gli Azzurri ai supplementari che si giocarono proprio perché proprio perché “Carletto” aveva pareggiato in extremis.

Sotto quella corporatura imponente (180 cm per 78 kg) si nascondeva una grande gentilezza. Colpiva anche per la sorprendente agilità. Teneva molto al proprio aspetto: durante i ritiri estivi voleva apparire sempre in ordine nelle foto e si dedicava con cura ai capelli, sopportando le ironie dei compagni.

Di indole tranquilla, sapeva stare in mezzo agli altri e capire le persone al primo sguardo. Nel 1974 lasciò il Milan, rientrò in Germania Ovest per chiudere la carriera al TeBe Berlino, ma il richiamo dell’Italia fu irresistibile e non tardò a farvi ritorno per rimanerci a vivere con la sua famiglia. Schnellinger è morto a Milano il 20 maggio del 2024.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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