Esclusiva Sportal.it, Gianfelice Facchetti: “Questa Inter non vuole restare con un pugno di mosche”

Articolo di Martino Davidi

"Non credo sia stata una scelta consapevole, ma forse la squadra ha gestito le energie con quell’idea" ipotizza il figlio del grande Giacinto.

In via Confalonieri 3, nel quartiere Isola, ha aperto la prima Biblioteca dello Sport di Milano intitolata a Gianni Mura. È uno spazio pubblico pensato per raccontare lo sport non solo come competizione, ma come espressione culturale, sociale e civile. Un progetto che rende omaggio alla figura del grande giornalista e allo stesso tempo guarda avanti, coinvolgendo attivamente la città. All’inaugurazione hanno partecipato in molti. Tra i presenti anche Gianfelice Facchetti, figlio dell’indimenticato Giacinto, simbolo di un calcio che ha lasciato un segno profondo nella storia sportiva italiana. Sportal.it ha intervistato in esclusiva l’attore, scrittore e regista teatrale, ovviamente grande tifoso della ‘Beneamata’.

Possiamo trovare un lato positivo nella serata di martedì?
Se vogliamo essere ottimisti, possiamo dire che dopo la notte arriva sempre il mattino. Però, parlando della partita, l’Inter ha fatto quello che doveva fare almeno nella prima parte. Ha provato a imporre il suo gioco, anche se l’episodio iniziale ha condizionato molto l’andamento del match.

Che tipo di avversario si è trovata davanti?
Una squadra che corre tanto, ben organizzata e con buona qualità tecnica. Dobbiamo toglierci dalla testa l’idea delle squadre scandinave di una volta. Oggi sono gruppi competitivi anche a livello europeo. In certi casi c’è poco da aggiungere, se non riconoscere i meriti dell’avversario. Stavolta l’Inter non è riuscita ad avere la meglio.

Ora la squadra potrà totalmente concentrarsi sulla corsa verso lo scudetto…
Non credo sia stata una scelta consapevole, ma forse la squadra ha gestito le energie con l’idea di non restare con un pugno di mosche. Con una stagione lunga e pesante come quella dell’anno scorso, certi cali si sentono. È normale che i giocatori cerchino di concentrare le forze sull’obiettivo più alla portata.

La Champions, dopo il raggiungimento della finale della passata stagione, era alla portata?
Quest’anno, anche considerando alcune assenze importanti, penso di no. Non dimentichiamo quanto è mancato Calhanoglu, rientrato solo ora dopo mesi. Quando vai a giocare contro squadre ancora più attrezzate, il rischio aumenta. Serve essere al massimo.

Le critiche dopo la partita le sono sembrate esagerate?
In parte sì. Esposito sta sorprendendo tutti, forse anche in anticipo sui tempi. Addirittura in estate si era parlato di una sua possibile partenza, invece oggi è un valore aggiunto. A Lecce ha risposto presente, ieri non ha avuto grandi occasioni. Ma non era lui a dover risolvere la serata.

Con quale spirito bisogna ripartire?
Con lucidità. Le delusioni fanno parte del percorso, ma bisogna guardare avanti. La stagione non è finita e c’è ancora tanto da giocarsi. Da interista posso dire che la squadra con il Bodo/Glimt ci ha provato fino alla fine. Non è bastato. Adesso testa al campionato.

Suo padre è stato protagonista di un libro meraviglioso, Azzurro Tenebra, di Giovanni Arpino
Verificherò che sia in questa meravigliosa biblioteca, dedicata a una grandissima persona: dovesse mancare farò in modo di reperirlo io

Grande appassionato di sport, è stato un discreto lanciatore di peso ma ha dovuto smettere per problemi ai tendini. Ciò non gli ha impedito di mantenere i legami con il magico mondo dell’atletica. Gli piace scrivere, ma anche leggere: il suo autore preferito è Stephen King e spera di poterlo incontrare un giorno.

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