Da calciatore a procuratore, con la stessa passione: la nuova vita di Antonio Stelitano

Articolo di Flavio Brambilla

In meno di tre anni ha già costruito un percorso importante come agente FIFA, ottenendo risultati di grande rilievo.

Antonio Stelitano, che ha girato il mondo da calciatore, dopo avere appeso le scarpe al chiodo ha scelto di intraprendere una nuova carriera. E tutto sta andando per il meglio, anche perché ci sta mettendo la stessa passione che lo ha contraddistinto in campo. Sportal.it lo ha intervistato in esclusiva.

Dopo una carriera da vero “giramondo” nel calcio internazionale, sei riuscito a reinventarti con grande successo anche fuori dal campo. In meno di tre anni hai già costruito un percorso importante come agente FIFA, ottenendo risultati di grande rilievo. Ti aspettavi una crescita così rapida in questa nuova avventura?

Oggi mi dedico completamente alla mia attività di agente FIFA e, dopo quasi tre anni, posso dire che i risultati sono andati sinceramente anche oltre le mie aspettative. È un percorso che mi sta dando tantissime soddisfazioni e che affronto con grande passione e dedizione.

In effetti, in meno di tre anni sei riuscito a costruire qualcosa di importante, soprattutto considerando che si tratta di un mestiere completamente diverso rispetto a quello del calciatore. Quanto ti è servita la mentalità che avevi in campo?

Tantissimo. In questo periodo ho avuto la possibilità di mettere sotto contratto e rappresentare molti calciatori provenienti da diverse parti del mondo, oltre a diversi allenatori. Ma la mentalità è rimasta quella che avevo da giocatore: lavorare, crederci e fare sacrifici. Sono convinto che, quando affronti qualcosa con determinazione, i risultati possano arrivare anche se cambi completamente prospettiva. Nel mio caso sono passato dal campo alla scrivania, ma certi principi non sono cambiati.

Uno degli aspetti più interessanti del tuo lavoro sembra essere proprio la capacità di individuare talenti prima che arrivino alla ribalta. Immagino sia una soddisfazione particolare vedere poi quei giocatori affermarsi.

Assolutamente sì. È probabilmente una delle cose che mi rende più orgoglioso. Ho lavorato con giocatori che inizialmente erano completamente sconosciuti e che, grazie anche al lavoro di scouting e alle opportunità che siamo riusciti a costruire insieme, oggi sono professionisti affermati e valorizzati in campionati importanti, compreso quello italiano. Quando credi in un giocatore prima che venga riconosciuto dagli altri e poi lo vedi crescere, affermarsi e raggiungere determinati livelli, la soddisfazione è enorme.

Anche perché il tuo lavoro ha ormai una dimensione davvero internazionale. Hai portato giocatori praticamente in ogni angolo del mondo.

Sì, ed è una cosa che mi piace moltissimo. Nel corso di questi anni ho portato calciatori in realtà molto diverse tra loro: dall’Indonesia al Kazakistan, fino alla Bolivia, dove alcuni hanno avuto anche la possibilità di partecipare alle massime competizioni internazionali. In Europa ho avuto il piacere di rappresentare giocatori che hanno disputato Champions League, Europa League e Conference League. In Centro America ho avuto calciatori impegnati nelle competizioni CONCACAF e in Sud America nella Copa Libertadores.

Un percorso notevole in così poco tempo. Ma quando si parla di trasferimenti e contratti spesso si vedono soltanto i risultati finali. Tu, invece, hai la possibilità di conoscere tutto quello che c’è dietro.

Ed è proprio questo il punto. Per me rappresentare questi atleti è un grande onore, perché dietro ogni trasferimento, ogni contratto e ogni nuova esperienza c’è molto di più. C’è una storia, c’è un percorso professionale e soprattutto c’è una persona che ha deciso di affidarsi a me. Questa fiducia per me ha un valore enorme e comporta anche una grande responsabilità.

Non ci sono però soltanto i calciatori. In questi anni hai iniziato a costruire un percorso importante anche con gli allenatori.

Sì. Parallelamente ho avuto la possibilità di lavorare con allenatori importanti. Per alcuni sono riuscito a trovare sistemazioni nelle massime divisioni estere, per altri opportunità in piazze prestigiose del calcio italiano e, in un caso, anche in una nazionale. È un altro aspetto del lavoro che trovo molto stimolante, perché le esigenze e le dinamiche sono diverse rispetto a quelle di un calciatore.

Tornando allo scouting, sembra quasi che sia diventato uno dei tuoi marchi di fabbrica. Scoprire un giocatore poco conosciuto e accompagnarlo fino a un livello importante deve avere un sapore particolare.

Sicuramente. Sono particolarmente orgoglioso del lavoro di scouting che sto portando avanti. Vedere un giocatore che inizialmente conoscono in pochi e che, dopo un percorso costruito insieme, diventa un professionista affermato, riconosciuto e adeguatamente valorizzato è una delle soddisfazioni più grandi di questo mestiere. Allo stesso tempo, però, mi fa molto piacere essere stato scelto anche da calciatori già affermati, con carriere importanti alle spalle, che hanno deciso di affidarsi a me per continuare il loro percorso e affrontare nuove sfide. Anche quella è una dimostrazione di fiducia che considero molto importante.

Da come ne parli si percepisce che non consideri questo semplicemente un lavoro, ma un progetto che stai costruendo passo dopo passo. Dove senti di essere arrivato oggi?

Sento di essere in una fase di grande crescita professionale. Sono davvero felice di quello che sto riuscendo a costruire, anche perché tutto è nato da una scelta importante: chiudere un capitolo della mia vita professionale e avere il coraggio di iniziarne un altro. So che c’è ancora tantissimo da fare e da imparare, ma quello che ho costruito fino a questo momento mi dà ancora più motivazione per continuare.

C’è infine un aspetto molto più personale. Dietro questi ultimi risultati c’è stato anche un momento estremamente difficile della tua vita: la perdita di tua mamma. Che significato hanno oggi per te i traguardi che stai raggiungendo?

Hanno un significato molto particolare. Nell’ultimo anno ho perso mia mamma e ogni risultato che ho raggiunto da allora lo dedico a lei. È stata la persona che, più di tutti, mi ha insegnato a credere in me stesso. Lo faceva anche quando ero calciatore. Anzi, spesso credeva in me ancora più di quanto riuscissi a farlo io.

È un pensiero molto bello. E forse rende ancora più significativo tutto quello che stai costruendo oggi.

Sì. Oggi penso che continui a credere in me. E mi piace pensare che, da qualche parte, mi stia ancora dando una mano a raggiungere questi risultati e a costruire questa nuova parte della mia vita professionale. Ogni volta che arriva qualcosa di bello, il mio pensiero va a lei. E credo che sarà sempre così.

Laureato in Lettere Moderne, ama redigere articoli di tutti gli sport con grande attenzione alle statistiche. In particolare, è appassionato di basket e di ciclismo, una passione trasmessa dal nonno che era stato gregario di Gino Bartali.

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