Scelte di formazione discutibili ed errori individuali dei giocatori: così si spiega il tracollo del Milan in casa contro il Benfica.
La prima ora di Milan-Benfica si è rivelata un incubo ad occhi aperti per i rossoneri di Ruben Amorim. Il tecnico portoghese, grande ex (da giocatore) della partita, ha visto la sua squadra trovarsi in svantaggio di due gol a poco più di mezz’ora dal 90′. Tanti gli errori individuali dei padroni di casa, ma inevitabilmente anche alcune scelte tattiche dell’allenatore finiranno nel mirino della critica. Che già, dopo il rocambolesco pareggio con la Lazio, aveva iniziato a storcere il naso dopo un inizio di stagione quantomeno promettente.
Amorim ha sorpreso tutti sin da prima del fischio d’inizio. Nel suo undici iniziale, infatti, l’allenatore lusitano ha scelto Filippo Terracciano a completamento del terzetto di difensori con Koni De Winter e Strahinja Pavlovic. Da sottolineare che l’ex Verona e Cremonese non giocava da titolare per il Milan dal 29 dicembre 2024. A centrocampo spazio invece a Jashari, una cui palla persa ha permesso a Sudakov di andare al tiro centrando il palo. Il vantaggio del Benfica si era già concretizzato al 16′, con un’azione in solitaria di Lukebakio su cui Bartesaghi si è fatto trovare impreparato e anche lo stesso Jashari è parso piuttosto svagato.
Sin dal primo minuto della ripresa Amorim ha provato a correre ai ripari, lasciando negli spogliatoi lo stesso Terracciano e Hutchinson e sostituendoli con Pulisic e Gila. Peccato che quest’ultimo si sia rivelato correo del raddoppio del Benfica, realizzato al 54′ da Kaminski con l’ex Lazio immobile al pari di Pavlovic e De Winter. Il belga, peraltro, si era fatto notare qualche minuto prima per aver sparato alle stelle un facile tap-in dopo una conclusione di Cissé, ancora una volta tra le note meno stonate di un Milan che resta ben lontano dai grandi livelli auspicati in estate.
Una serata amara che stride con le ambizioni dichiarate alla vigilia dallo stesso Amorim. Il tecnico portoghese, in conferenza stampa, aveva alzato l’asticella senza mezzi termini: “Voglio portare il Milan fino in fondo, almeno in finale”, aveva detto, aggiungendo che “ogni competizione va giocata con l’obiettivo di vincerla”. Parole che ora rischiano di trasformarsi in un boomerang, alla luce di una prestazione che ha evidenziato fragilità difensive e una mancanza di compattezza preoccupante proprio contro un avversario, il Benfica, che Amorim conosce bene per il suo passato da calciatore e per il legame con il presidente Rui Costa.
Va detto che la scelta di schierare una formazione largamente rimaneggiata era stata annunciata e in parte giustificata dalla necessità di gestire le energie in vista degli impegni di campionato. La panchina rossonera, ricca di nomi di qualità come Modric, Rabiot, Saelemaekers e Loftus-Cheek, testimonia la profondità di una rosa costruita per competere su più fronti. Tuttavia, la gestione del reparto difensivo rimane un tema aperto: come evidenziato già a fine mercato, dietro al terzetto titolare composto da Gila, De Winter e Pavlovic le alternative sono limitate, e la serata di Terracciano non ha certo contribuito a dissipare i dubbi su questa zona del campo.
Tra le poche note positive della serata, si distingue ancora una volta la prestazione di Alphadjo Cissé, il giovane classe 2006 che si sta confermando uno dei profili più interessanti dell’intera rosa rossonera. Il talento nato a Treviso da genitori originari della Guinea aveva già attirato l’attenzione del ct della Nazionale Roberto Mancini, con Amorim che nei giorni scorsi aveva speso parole importanti per lui: “Dovesse essere convocato in Nazionale non avrebbe problemi, è già pronto”. Una serata storta per il Milan nel suo complesso, ma che non ha scalfito la luce del giovane attaccante, sempre propositivo e mai domo nonostante il risultato avverso.