Antonin Panenka, il rigore che ha rivoluzionato il calcio compie 50 anni

Articolo di Marco Enzo Venturini

Il 20 giugno 1976 si tenne la finale degli Europei tra Germania Ovest e Cecoslovacchia: vinse la seconda, ma immortale divenne uno dei suoi rigori.

Cinquant’anni fa esatti, il 20 giugno 1976, il calcio visse una piccola grande rivoluzione che ci ha accompagnato fino ai giorni nostri. Quella notte non rivelò al mondo un campione immortale, o schemi tattici inediti (vera e propria cartina al tornasole di quel decennio, peraltro). Nella finale degli Europei a Belgrado, Antonín Panenka decise di sfidare il destino con un pallonetto al centro della porta che regalò il titolo alla Cecoslovacchia contro la Germania Ovest, battuta 7-5 ai rigori dopo il 2-2 dei tempi regolamentari. A cambiare la storia fu dunque un gesto, un piccolo tocco di classe che trasformò la paura in fantasia.

La partita aveva già regalato alla Cecoslovacchia la possibilità di conquistare gli Europei senza la coda dei rigori: Svehlík e Dobias avevano firmato il doppio vantaggio per i boemi. Mai però dare per battuta la Germania, capace di una doppia rimonta già vista diverse altre volte nella propria storia sia prima che dopo la finale di Belgrado. In quella notte del 1976 furono Dieter Müller e Holzenbein a proseguire il sogno tedesco di sedersi sul trono continentale. Serviva quindi azzerare tutto e sparigliare le carte con qualcosa di mai visto prima: una prova che Panenka eseguì e superò alla lettera. Ma anche un’impresa che veniva da lontano.

Il centrocampista del Bohemians di Praga, allora ventisettenne, aveva passato anni ad allenarsi dopo le sessioni di squadra, sfidando il portiere per pochi spiccioli. Rigore dopo rigore, aveva scoperto che il vero spazio libero non era agli angoli della porta, ma nel centro, nel momento esatto in cui il portiere si affidava al suo intuito, sapendo di stare per certi versi anche arrendendosi ad esso. Quando arrivò il momento decisivo, davanti al grande Sepp Maier, Panenka scelse il rischio assoluto: sollevò delicatamente il pallone al centro mentre il portiere tedesco si tuffava. Un gesto che gli regalò l’immortalità calcistica.

Da allora, quel colpo di genio è stato emulato da campioni di ogni epoca. Francesco Totti lo rese celebre in Italia con il “cucchiaio” che eliminò l’Olanda nella semifinale di Euro 2000 ad Amsterdam, battendo Edwin van der Sar con la stessa elegante audacia del cecoslovacco. Più recentemente, anche giocatori come Jonathan David della Juventus hanno tentato l’impresa, seppur con fortune alterne: lo scorso gennaio il canadese ha fallito un rigore “alla Panenka” contro il Lecce, con Wladimiro Falcone che ha respinto il tentativo con i piedi.

L’eredità di Panenka continua a vivere nel calcio moderno, dove il suo gesto rappresenta ancora il perfetto equilibrio tra tecnica e coraggio. Come disse Luciano Spalletti dopo il rigore sbagliato da David: “Aveva fatto la scelta giusta, ma non è riuscito ad alzare il pallone quei 15-20 centimetri per superare la figura del portiere”. Parole che dimostrano come, cinquant’anni dopo, quel gesto continui a richiedere la stessa precisione millimetrica e lo stesso sangue freddo che Panenka dimostrò quella sera di giugno a Belgrado, quando trasformò un momento di massima tensione in pura poesia calcistica.

Giornalista iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia, ha iniziato la sua collaborazione con Sportal.it nel 2012 intervallandola con altre importanti esperienze in ambito sportivo e non solo. Laureato in Scienze Giuridiche, ha scritto di politica, economia, ambiente e legge. Ma calcio, F1 e wrestling restano la sua isola felice.

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