'Gek' ha dato a Oscar Schmidt il merito di averlo fatto appassionare al basket da ragazzo: "Il tuo tiro era poesia", ha scritto Galanda.
La scomparsa di Oscar Schmidt, stroncato ad appena 68 anni dopo una lunga e difficile battaglia contro il tumore al cervello, ha generato un profondo cordoglio nell’intero mondo del basket e non solo. Alle parole di dolore e affetto dedicate alla grande stella della pallacanestro brasiliana si è unito Giacomo Galanda, che in un post su Instagram ha attribuito al leggendario ‘Mano Santa’ una discreta fetta della passione che da ragazzo lo indusse ad abbracciare lo sport di cui ‘Gek’ divenne uno dei principali esponenti europei a cavallo del secolo. Arrivando a conquistare, oltre che tre scudetti, l’oro agli Europei del 1999 e l’argento olimpico di Atene 2004.
“C’erano diversi motivi per cui in Italia un ragazzo si innamorava della pallacanestro negli anni ’80 e ’90 – ha scritto Galanda sul suo profilo ufficiale di Instagram -. Oscar Schmidt era certamente uno di questi. Andate a rivedere la sua tecnica di tiro: poesia! Andate a rivedere per intero il suo discorso alla NBA Hall of Fame: divertente e commovente, come gli attimi in cui si gode la presenza del suo idolo Larry Bird. Grazie per la Persona speciale che sei stato. Personalmente ti voglio ricordare con la tua stessa voce… SORRIDI AL BASKET”.
La famiglia di Schmidt ha annunciato la scomparsa con un messaggio toccante, sottolineando come l’ex campione abbia affrontato la malattia “con coraggio, dignità e resilienza, rimanendo fino alla fine un esempio di determinazione, generosità e amore per la vita”. Un’eredità, hanno aggiunto i familiari, “che va ben oltre lo sport e continuerà a ispirare generazioni di atleti e tifosi in Brasile e nel mondo intero”. Parole a cui ha fatto eco il messaggio straziante del figlio Felipe: “Come figlio, ho solo da dire: papà, mi mancherai. Onorerò tutto ciò che mi hai insegnato su come essere un uomo e cercherò di essere almeno il 10% dell’essere umano che sei stato. Sei stato un esempio di vita per me e non ti dimenticherò mai”.
Il legame di Schmidt con l’Italia è stato lungo, intenso e indissolubile. Alla Juvecaserta, dove ha militato per otto stagioni dal 1982 al 1990, è diventato un’icona assoluta, capace di dominare le classifiche marcatori del campionato con medie straordinarie e prestazioni rimaste nella leggenda. In Serie A ha totalizzato 13.957 punti, record per un giocatore straniero, con una media di 34,6 punti a partita e picchi oltre i 60. È inoltre il giocatore — tra quelli con almeno 100 presenze — ad aver segnato più volte 50 o più punti in una singola gara: ben 28 volte in 403 partite. Caserta gli ha ritirato la maglia numero 18 e nel 2016 gli ha conferito la cittadinanza onoraria, riconoscimento simbolico di un amore reciproco che non si è mai spento.
Proprio il rapporto con Caserta era rimasto nel cuore di Schmidt fino agli ultimi anni. In una intervista rilasciata nel 2023, il brasiliano aveva confessato tutto il suo attaccamento alla città campana: “Sapete cosa vuol dire vivere otto anni nello stesso luogo? Una vita, solo qui è stato possibile. Ero felice quando arrivai a Caserta nell’82, perché si realizzava il sogno di giocare in Italia”. La separazione nel 1990, vissuta con grande amarezza, non aveva però spento la passione: “Mi misero addosso una targa di perdente senza senso. Perdente a me, che ho vinto praticamente tutto con i club? Vincere qui sarebbe stato il coronamento della mia carriera, ma non me lo permisero. Rimasi comunque in Italia: piangevo e segnavo”. Dopo Caserta, Schmidt aveva proseguito la sua avventura italiana alla Pallacanestro Pavia, dove aveva militato fino al 1993, prima di fare ritorno in Brasile.
Icona planetaria nonostante non abbia mai calcato i parquet NBA, Schmidt è stato inserito nel 2013 nella Basketball Hall of Fame (Naismith Memorial), diventando il primo brasiliano a ricevere questo onore. Con la nazionale verdeoro ha partecipato a cinque Olimpiadi consecutive, stabilendo il record di miglior marcatore olimpico di tutti i tempi con oltre 1.000 punti. Numeri che raccontano la grandezza di un campione unico, capace di conquistare il cuore degli appassionati di tutto il mondo — e di ispirare, come ricorda commosso Galanda, intere generazioni di giovani cestisti italiani.