Il coach che vinse a Roma: “Usurpazione? Chi acconsente al trasferimento viene rimborsato”

Articolo di Martino Davidi

"L'essenza dello sport è il superamento dei limiti e non l'accettazione della mediocrità" ha scritto sui propri social Valerio Bianchini.

Valerio Bianchini, che al timone della Virtus Roma vinse il campionato nella stagione 1982-83 e che in quella successiva mise nella bacheca della società capitolina la Coppa dei Campioni è tornato a parlare dell’imminente ritorno della pallacanestro nella Città Eterna.

“A tutti coloro che vivono come usurpazione l’arrivo a Roma di nuove forme del basket professionistico, vorrei ricordare che le società che dovessero consentire il trasferimento ad altra sede verrebbero lautamente rimborsate, che tali trasferimenti sono consentiti dalle norme federali, che l’essenza dello sport è il superamento dei limiti e non l’accettazione della mediocrità” ha scritto sui propri social il bergamasco.

Il riferimento più esplicito al meccanismo in atto era arrivato qualche giorno prima, sempre attraverso i social, con un post dai toni ironici ma carichi di significato storico: “Nel 750 a.c. i primi abitanti di Roma, coraggiosi ma privi di femmine, al comando di Romolo, invasero il vicinato e attuarono il famoso ‘ratto delle Sabine’. Oggi, a distanza di qualche millennio, Roma, priva del basket di vertice, si lancia nell’altrettanto famoso ‘Ratto delle squadre di basket’. Non posso non ricordare che da quel ratto originò il più grande Impero conosciuto nell’antichità. Sarà lo stesso per la Roma del basket futuro?”. Un’uscita che aveva immediatamente fatto il giro degli ambienti cestistici nazionali, molto colpiti da una situazione delicata e controversa.

Nei giorni scorsi è stata creata una petizione con l’obiettivo di salvare la Pallacanestro Trieste. “Trieste non è una piazza qualsiasi per la pallacanestro italiana ed europea. È una città che ha contribuito a costruire la storia del basket fin dalle sue origini, con la Ginnastica Triestina campione d’Italia nel primo campionato del 1929-1930. Oggi questa tradizione, viva e competitiva, rischia di essere messa in discussione” vi si legge.

“La Pallacanestro Trieste ha dimostrato sul campo il proprio valore, con risultati importanti anche in ambito europeo e con uno dei pubblici più numerosi e partecipi d’Italia. Una realtà costruita nel tempo, sostenuta da migliaia di appassionati, non può essere trattata come un semplice titolo sportivo trasferibile. Una società sportiva si può vendere. Ma una cultura sportiva no” aggiunge chi l’ha promossa.

 

Grande appassionato di sport, è stato un discreto lanciatore di peso ma ha dovuto smettere per problemi ai tendini. Ciò non gli ha impedito di mantenere i legami con il magico mondo dell’atletica. Gli piace scrivere, ma anche leggere: il suo autore preferito è Stephen King e spera di poterlo incontrare un giorno.

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