Il basket italiano piange Gianfranco Pieri, il “Professore”

Articolo di Nicola Lama

Pieri può essere considerato uno dei precursori del playmaker moderno in Italia, grazie a un modo innovativo di interpretare un ruolo che all’epoca era principalmente legato alla gestione del gioco.

Il basket italiano piange Gianfranco Pieri, scomparso all’età di 89 anni. Una figura che ha lasciato un segno profondo nella pallacanestro nazionale e che, non a caso, era conosciuta con il soprannome di “Professore”. Pieri può essere considerato uno dei precursori del playmaker moderno in Italia, grazie a un modo innovativo di interpretare un ruolo che all’epoca era principalmente legato alla gestione del gioco.

Pieri andò oltre quella concezione. Oltre a dirigere la squadra e mettere i compagni nelle condizioni migliori per segnare, era capace di creare gioco e assumersi responsabilità offensive in prima persona. Nell’Olimpia Milano ricca di campioni in cui si trovò a giocare, tuttavia, le occasioni per mettersi in proprio non erano certo numerose.

La sua esperienza in maglia Olimpia fu costellata di successi. Pieri vinse nove scudetti e nel 1966 contribuì alla conquista della storica Coppa dei Campioni, primo successo nella massima competizione europea ottenuto da una formazione italiana. Il fisico importante e la grande duttilità gli consentivano inoltre di essere prezioso in fase difensiva, rendendolo un giocatore decisamente fuori dagli schemi per la sua epoca.

La sua storia cestistica era però cominciata a Trieste e in una posizione completamente diversa. Agli inizi Pieri veniva infatti impiegato da pivot. Fu Cesare Rubini a comprenderne fino in fondo le qualità tecniche e soprattutto l’intelligenza sul parquet. Lo portò a Milano e ne cambiò il ruolo, affidandogli le chiavi della squadra e trasformandolo nel suo punto di riferimento in regia.

Il talento di Pieri era emerso molto presto. A soli 17 anni realizzò 34 punti proprio contro il Borletti-Olimpia, una prestazione che inevitabilmente attirò l’attenzione della società milanese e contribuì a spianargli la strada verso il trasferimento.

Il suo approdo all’Olimpia contribuì anche a rafforzare uno storico collegamento cestistico tra Trieste e Milano. Pieri raccolse idealmente l’eredità di Rubini, prima di lasciare a sua volta spazio a Giulio Iellini, indicato come suo successore, e successivamente a Renzo Vecchiato. Una continuità che ha accompagnato una parte importante della storia della pallacanestro italiana.

Importante fu anche il percorso con la Nazionale. Pieri vestì la maglia azzurra in 61 occasioni e partecipò agli Europei di Istanbul del 1959. Disputò inoltre due Olimpiadi: quella di Roma del 1960, conclusa dall’Italia al quarto posto a un passo dalle medaglie, e quella di Tokyo del 1964, nella quale gli azzurri terminarono in quinta posizione.

Nel 2007 arrivò infine uno dei riconoscimenti più prestigiosi alla sua carriera, con l’ingresso nell’Italia Basket Hall of Fame. Un tributo alla storia e all’eredità di un giocatore che, con i suoi caratteristici occhiali, la fantasia e una concezione del gioco in anticipo sui tempi, contribuì a tracciare la strada per le generazioni successive di playmaker italiani.

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