Baraldi: “Porte chiuse? Forse meglio fermarsi”

L'amministratore delegato della Virtus: "Faccio fatica a capire il perché di una nuova stretta".

6 Ottobre 2020

L'amministratore delegato della Virtus Bologna Luca Baraldi in un'intervista al Corriere dello Sport si interroga sulla nuova stretta che sarebbe in arrivo per gli ingressi negli stadi e nei palasport: "Sento dire che lo sport non è un settore fondamentale, mi sembra ci sia scarsa cognizione del nostro mondo. Significa anche trascurare come i club professionistici abbiano fatto sforzi e investimenti in questi mesi per rendere club e impianti sicuri al 100% e tutelare la salute di tutti". 

"In due mesi di gare ufficiali, nella nostra arena e negli altri palazzi siamo stati tutti assolutamente sicuri, distanze sempre assicurate, mascherine indossate, noi ci attrezzeremo anche con i termoscanner sui mezzi pubblici ci sono situazioni ben più rischiose. Per questo se arrivasse un'altra stretta, faremmo fatica a capire il perché. Non abbiamo notizie nemmeno di un contagiato durante le partite. Qui ci sono stati eventi come il campionato mondo di ciclismo, due gare di MotoGp, e nessun problema. La Regione ha gestito in modo intelligente una partecipazione corretta, il Governatore Bonaccini rappresenta uno dei partiti al governo. Ecco, dovrebbero ascoltarlo e prendere esempio, lui ha dimostrato che tutto si può fare seguendo le regole". 

Il basket senza tifosi ha due conseguenze, per Baraldi: "Ci sono due aspetti. Il primo sociale: dare modo di partecipare a un evento significa dare il senso della vita che continua. Senza paura. Servono rispetto e responsabilità di fronte al Covid, non paura. E tornare indietro si perderebbe la fiducia della gente, che quando si potrà di nuovo andare a palazzo non ci crederà più".

"Inoltre senza il pubblico, e con gli sponsor che così si allontanerebbero, sport come basket e pallavolo che non godono dei diritti tv del caldo rischiano il default. Il pericolo è penalizzare le società più serie. E poi i grandi campioni senza tifosi sono come attori senza pubblico: perdono motivazioni, creatività. Il sistema deve fare riflessioni forti su come andare avanti, nel caso". 

Baraldi valuta allora la possibilità di non giocare: "E' un ragionamento da fare, bisogna interrogarsi se è Il caso di proseguire per pochi intimi. Con i soldi delle tv non ci paghiamo nemmeno il costo del pullman. Come Virtus abbiamo alle spalle una proprietà che ci consente di andare in campo comunque, e in ogni caso non potrebbe essere una situazione da trascinare a lungo. C'è chi invece, e leggo già di club a rischio, potrebbe non farcela a pagare i contributi e i dipendenti. Da noi lavorano 100 persone, sono famiglie. Se lo Stato ci impone di chiudere i palazzi, ci finanzi anche. Non abbiamo preso un soldo, gli sponsor vanno via e il credito di imposta, per dimensioni e volumi, non si rivolge alle grandi imprese che potrebbero finanziare il sistema".

©Virtus Bologna

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