Sofia Goggia, parole che fanno tremare i polsi: “Rallentata nel parlare, dolori lancinanti”

Articolo di Flavio Brambilla

Per fortuna il peggio è alle spalle e la campionessa bergamasca è apparsa in buona forma a Milano in occasione del media-day Fisi.

Nel corso del media-day milanese della Federazione Italiana Sport Invernali Sofia Goggia ha raccontato il suo calvario: parole che fanno tremare i polsi per fortuna il peggio è alle spalle e la bergamasca è apparsa in buona forma. “Non riuscivo più a fare le scale in discesa. Tremavo tanto, era come se mi sentissi veramente scoordinata. In più avevo dolori lancinanti anche solo nel girarmi nel letto durante la notte: mi hanno debilitata, sono stati parecchio invalidanti. Quando però ho avvertito questi dolori mi sentivo come se mi si sgretolassero le ossa. Non riuscivo a dare carico al mio fisico” ha raccontato la campionessa.

Il dramma, però, al rientro in Italia non si era concluso, anzi: “Una volta tornata mi sono accorta che qualcosa non andava bene anche da un altro punto di vista. Ero rallentata nella parola, dovevo scandire le frasi in maniera diversa, tremavo tanto. Ho vissuto grande preoccupazione soprattutto per i dolori che ho avuto”.

A fare chiarezza sul quadro clinico erano stati gli esami approfonditi condotti presso la Casa di Cura La Madonnina e l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, con il fondamentale supporto specialistico del Centro delle Malattie Infettive Regionale (CeReMI) di Pavia. La diagnosi aveva rivelato la presenza di due distinte infezioni virali che, sovrappostesi l’una all’altra, avevano prodotto effetti amplificati a livello fisico, causando un forte stato di debilitazione. Un virus definito dalla stessa Goggia “poco comune tra adulti”, per il quale, come ha spiegato la campionessa al Festival dello Sport di Trento, “non c’era cura”.

La particolarità di questa situazione rispetto ai numerosi infortuni affrontati in carriera non è sfuggita alla stessa Goggia, che al Media Day FISI ha sottolineato come questa volta la forza di volontà da sola non basti: “Diciamo che nella mia carriera ho dovuto parecchie volte esercitare l’arte della pazienza, solo che questa situazione in cui mi trovo è un po’ particolare, diversa rispetto a quelle che ho dovuto vivere con i tanti infortuni. In questo caso, però, non basta tutta la forza di volontà per bruciare delle tappe, c’è un tempo biologico di guarigione”. La priorità dichiarata è dunque quella di rimettere a posto il sistema nervoso prima di qualsiasi altra cosa: “Il mio obiettivo adesso è rimettermi soprattutto a livello nervoso. Poi, una volta che sto bene, il percorso lo conosco perché ho costruito la mia carriera mettendo tante volte delle pezze qua e là dopo gli infortuni”.

Il percorso di recupero è stato avviato sotto la supervisione della Commissione Medica FISI presieduta dal dottor Andrea Panzeri. Nelle scorse settimane Goggia si era trasferita a Favignana, in Sicilia, dove aveva ripreso gradualmente a lavorare nelle strutture del CrossFit Egadi insieme al suo storico preparatore atletico Matteo Artina. La stessa campionessa aveva definito quelle prime sedute “una prima parvenza di allenamento, dopo un mese di inattività”, segnale di una ripartenza necessariamente cauta ma incoraggiante.

Sullo sfondo scorre intanto il conto alla rovescia verso gli impegni agonistici. La stagione di Coppa del Mondo è scattata il 24 ottobre con il tradizionale gigante di Sölden, mentre i primi appuntamenti della velocità sono in programma a Beaver Creek a dicembre, con le discese libere dell’11 e 12 e il Super-G del 13. L’appuntamento clou della stagione 2026-2027 sarà però rappresentato dai Campionati Mondiali di Crans-Montana, in calendario dall’1 al 14 febbraio 2027: un obiettivo che, nelle parole e nello sguardo di Sofia Goggia al Media Day di Milano, sembra già profilarsi come la grande motivazione per affrontare con pazienza questa battaglia diversa da tutte le altre.

Laureato in Lettere Moderne, ama redigere articoli di tutti gli sport con grande attenzione alle statistiche. In particolare, è appassionato di basket e di ciclismo, una passione trasmessa dal nonno che era stato gregario di Gino Bartali.

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