La capitana della Nazionale italiana femminile di tennis, Tathiana Garbin, si è raccontata al Festival del Cinema di Roma
La capitana della Nazionale italiana femminile di tennis, Tathiana Garbin, si è raccontata al Festival del Cinema di Roma, dove è stata presentata una storia che va oltre lo sport e affronta il tema della malattia. Tra i protagonisti del docufilm Vite in campo, diretto da Donatella Romani e Roberto Amato, l’allenatrice azzurra ha ripercorso il periodo più difficile della sua vita, segnato dalla diagnosi di una rarissima forma di tumore addominale, e ha parlato anche del momento che sta attraversando Jannik Sinner, costretto a fermarsi per un infortunio.
“Nel tennis impari ad avere una poker face, una corazza di ferro che è quasi impenetrabile. Invece la malattia ti insegna che devi saper chiedere aiuto, e quando lo fai capisci di avere delle persone vere vicino che ti stanno accanto e ti sostengono”, ha raccontato la capitana azzurra.
Garbin ha spiegato di aver sempre cercato di vivere pienamente, senza rimandare ciò che conta davvero. “A volte non serve la lunghezza, serve la profondità nella nostra vita”, ha sottolineato, riflettendo sul significato dell’esistenza dopo aver dovuto fare i conti con la malattia.
La sua prospettiva si allontana anche dall’idea della malattia come una guerra da vincere a ogni costo. “Io dico sempre che il nostro avversario non è un nostro nemico. E se impari a vederlo come una persona che ti mette davanti a una sfida difficile, puoi sfidarlo veramente con tutto quello che hai e credo che nella malattia sia la stessa cosa: io ho provato a fare così”.
Nel corso dell’intervista, Garbin ha dedicato un pensiero anche a Jannik Sinner, alle prese con uno stop che lo ha costretto a interrompere una stagione in cui era riuscito a esprimere un tennis di altissimo livello. La capitana azzurra conosce bene le difficoltà psicologiche che accompagnano un infortunio, soprattutto quando arriva in un momento positivo e costringe un atleta ad allontanarsi dalla propria passione senza avere certezze sui tempi del rientro.
“L’infortunio è difficile per tutti, ti limita a fare qualcosa che ti piace, che ami, la tua passione. Quindi non è facile viverlo serenamente”, ha spiegato Garbin. La sua fiducia nelle capacità del campione altoatesino, però, resta intatta. “Io credo che questo ragazzo abbia veramente un sacco di risorse, riesce ad amare talmente tanto il tennis che questa pausa potrebbe solo rigenerarlo e dargli ancora più stimoli per tornare più forte”.