Infortunio Jannik Sinner, il super coach attacca: “Un flipper impazzito”

Articolo di Aldo Seghedoni

Lo stop del fuoriclasse Azzurro ha riacceso le polemiche riguardo il crescente numero di problemi fisici dei tennisti.

L’infortunio al ginocchio patito da Jannik Sinner ha riacceso la discussione riguardo il crescente numero di problemi fisici accusati dai tennisti: negli ultimi anni in molti sono stati costretti a fermarsi e lo spettacolo ne ha risentito notevolmente. Di certo, poi, il calendario congestionato dai tornei non è d’aiuto.

Rick Macci non ha usato giri di parole per descrivere la situazione del circuito: “l tennis è diventato uno sport sempre più violento, caratterizzato da accelerazioni e frenate improvvise a livelli mai visti prima. Corsa, scivolate, recuperi in allungo, salti e impatti ad altissima intensità sono ai massimi storici. Di conseguenza, gli infortuni sono schizzati alle stelle, costringendo i giocatori a lunghi stop”.

“Il circuito ATP è ormai diventato un flipper impazzito ad altissima velocità – ha continuato nel post pubblicato su X -: agli atleti viene chiesto di improvvisare continuamente con cambi di direzione fulminei, torsioni estreme e scatti brucianti, per poi allungarsi disperatamente su ogni palla”.

“I più giovani non fanno che scimmiottare questo stile perché capiscono che è questa la direzione verso cui va il tennis, anche a costo di farsi male e finire sotto i ferri. Il prossimo anno vedremo ancora più ‘incidenti di percorso’, perché oggi, per arrivare su qualsiasi palla, devi solo cercare di sopravvivere senza avere paura”.

Il super coach si è poi concentrato su Jannik Sinner: “Sta facendo la cosa giusta perché sa bene cosa sia meglio per lui. A volte, nella vita, non esiste una scelta giusta o sbagliata ma semplicemente una strada migliore. E per il ‘Lanciafiamme Italiano’, la priorità assoluta in questo momento è la regola delle tre R: Riposo, Relax e Recupero”.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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