Arabia Saudita
Aggiornato Dom 11 Ott 2026 alle 14:59L’Arabia Saudita ha vissuto un Mondiale 2026 da dimenticare, uscendo dalla fase a gironi con soli due punti nel Gruppo H. Le ultime notizie dal torneo raccontano di una nazionale che non è mai riuscita a ingranare, culminando con l’eliminazione dopo tre partite deludenti. Prima la sconfitta per 4-0 contro la Spagna, poi il pareggio contro l’Uruguay e infine lo 0-0 contro Capo Verde, risultato che ha paradossalmente condannato i sauditi all’uscita anticipata mentre l’arcipelago africano passava il turno come seconda classificata. Un epilogo amaro per una federazione che negli ultimi anni aveva investito enormi risorse nel calcio, sia a livello di club che di nazionale.
Il flop ai Mondiali 2026: l’Arabia Saudita eliminata al primo turno
La nazionale saudita si è presentata ai Mondiali 2026 con grandi ambizioni, ma la realtà del campo ha raccontato una storia ben diversa. La gara contro la Spagna ha messo subito in chiaro i limiti della squadra: le Furie Rosse hanno dominato con Lamine Yamal, Oyarzabal e un autogol a completare il poker. Nel secondo match contro l’Uruguay, i sauditi erano riusciti a strappare un pareggio all’1-1, tenendo vive le speranze di qualificazione. Tutto si è però deciso nell’ultima giornata, quando lo 0-0 contro Capo Verde non è bastato: con soli due punti, l’Arabia Saudita ha chiuso ultima in classifica insieme all’Uruguay, eliminata per la peggiore differenza reti. La classifica finale del Gruppo H recitava: Spagna 7, Capo Verde 3, Uruguay e Arabia Saudita 2.
Un risultato che fa riflettere, soprattutto alla luce del percorso recente della selezione verde. Già nel 2024, l’avventura in Coppa d’Asia si era conclusa agli ottavi di finale con l’eliminazione ai rigori contro la Corea del Sud, quando la squadra era guidata da Roberto Mancini. L’ex CT dell’Italia aveva spiegato le difficoltà riscontrate nel suo breve mandato: ‘Sarebbe stata veramente dura qualificarsi, non avevo neanche il 50% dei titolari in campionato’. Mancini aveva lasciato la panchina saudita dopo appena 18 partite, con sette vittorie, sei sconfitte e cinque pareggi, incassando una ricca buonuscita da un contratto che valeva 25 milioni di euro netti all’anno.
La Saudi Pro League: investimenti faraonici, risultati sportivi deludenti
Il paradosso dell’Arabia Saudita nel calcio mondiale è evidente: mentre la Saudi Pro League ha attirato negli ultimi anni alcuni dei giocatori più pagati al mondo, la nazionale continua a faticare sui palcoscenici internazionali. La classifica degli stipendi più alti del campionato saudita racconta di cifre astronomiche: Cristiano Ronaldo percepisce 285 milioni di dollari all’anno all’Al Nassr, seguito da Neymar con 110 milioni all’Al Hilal e Karim Benzema con 100 milioni all’Al Ittihad. Numeri che fanno impallidire qualsiasi altro campionato al mondo, eppure insufficienti a trasformare la nazionale in una potenza calcistica.
Il caso Neymar è emblematico delle contraddizioni del calcio saudita: arrivato all’Al Hilal nell’agosto del 2023 per 90 milioni di euro, il brasiliano ha disputato appena cinque partite a causa di un grave infortunio al legamento crociato anteriore e al menisco. Il suo ritorno in campo si è rivelato un percorso lungo e tortuoso, con il club che non ha mai potuto contare sul suo talento. Una storia che si ripete per molti campioni approdati in Arabia Saudita con grandi aspettative e che hanno poi trovato difficoltà ad ambientarsi o a mantenere il rendimento atteso.
Non tutti, però, hanno ceduto alle sirene arabe. Nel corso degli anni, diversi campioni hanno rifiutato offerte milionarie per restare in Europa: da Romelu Lukaku, che aveva declinato 30 milioni di euro all’anno per restare all’Inter, a Victor Osimhen, che aveva raccontato come l’Al Hilal avesse continuato ad aumentare la propria offerta fino all’ultimo giorno di mercato senza riuscire a convincerlo. ‘Per quanto giochiamo a calcio per soldi, c’è anche una sorta di onore che va di pari passo’, aveva dichiarato l’attaccante nigeriano. Anche Ivan Rakitic, dopo aver firmato un contratto da 20 milioni di euro con l’Al Shabab, aveva poi deciso di lasciare il campionato saudita dopo soli sei mesi per tornare in Europa, dimostrando che i soldi non bastano sempre a garantire la felicità sportiva di un calciatore.
Le ultime news sull’Arabia Saudita calcistica dipingono dunque un quadro complesso: un paese che ha investito miliardi per diventare una potenza del calcio mondiale, riuscendo ad attrarre stelle di primissimo piano nei propri club, ma che sul piano della nazionale fatica ancora a competere con le grandi del calcio internazionale. L’eliminazione al primo turno dei Mondiali 2026 rappresenta l’ennesima conferma che il talento importato non si trasferisce automaticamente nella selezione nazionale, e che costruire una squadra competitiva richiede tempo, progettualità e una cultura calcistica radicata che non si compra semplicemente con i petrodollari.