Arabia Saudita

Aggiornato Sab 27 Giu 2026 alle 08:20

L’Arabia Saudita è protagonista assoluta delle ultime notizie sportive, sia sul campo dei Mondiali 2026 che fuori. La nazionale verde è stata travolta dalla Spagna nel secondo turno del Gruppo H, mentre il paese continua a far parlare di sé per le sue ambizioni sportive a tutto tondo.

Mondiali 2026: l’Arabia Saudita crolla contro la Spagna

Le ultime news dai Mondiali 2026 raccontano di una nazionale saudita in grande difficoltà. Dopo aver strappato un punto all’Uruguay nella gara d’esordio — grazie alla rete di Abdulelah Al Amri al 41′, con la Celeste di Bielsa che aveva poi pareggiato all’80’ con Maxi Araujo — la squadra è crollata ad Atlanta contro la Spagna per 4-0, restando ferma a quota un punto nel girone.

La partita contro le Furie Rosse non ha lasciato scampo: la Spagna ha dominato dall’inizio, con Lamine Yamal che ha aperto le marcature al 10′, seguito da una doppietta di Oyarzabal al 19′ e al 21′, e dall’autogol di Al Tambakt al 49′. Un risultato pesante che mette la nazionale saudita in una posizione complicata nel cammino verso gli ottavi di finale. Il cammino della selezione araba ai Mondiali rispecchia in parte le difficoltà già emerse negli anni precedenti, quando Roberto Mancini era alla guida della squadra.

Il fallimento di Mancini e il difficile percorso della nazionale

Le ultime notizie sul calcio saudita non possono prescindere dalla travagliata avventura di Roberto Mancini sulla panchina della nazionale. L’ex CT dell’Italia aveva firmato nell’agosto 2023 un contratto da 25 milioni di euro netti l’anno con un unico obiettivo: portare l’Arabia Saudita ai Mondiali 2026. Un’impresa che si è rivelata più ardua del previsto.

Durante la sua gestione, Mancini aveva dovuto fare i conti con problemi inediti: tre giocatori — Al Faraj, Al Ghannam e Nawaf — avevano clamorosamente rifiutato la convocazione per la Coppa d’Asia del 2024, lasciando il tecnico jesino sconcertato. “La Nazionale non è un club, è il tuo paese. Per la prima volta mi trovo a vivere una situazione del genere”, aveva dichiarato in conferenza stampa. La Coppa d’Asia si era poi conclusa con una beffa agli ottavi di finale contro la Corea del Sud di Klinsmann, con i sauditi eliminati ai rigori dopo essere stati in vantaggio 1-0.

Mancini ha spiegato il fallimento con parole chiare: “Sarebbe stata veramente dura qualificarsi, non avevo neanche il 50% dei titolari in campionato”. Il tecnico aveva lasciato la panchina nell’ottobre 2024, dopo appena 18 partite e con un bilancio di 7 vittorie, 5 pareggi e 6 sconfitte, ricevendo una buonuscita importante. Un’esperienza che ha messo in luce le contraddizioni strutturali del calcio saudita: investimenti faraonici nei club, ma una nazionale che fatica a trovare continuità e identità.

La Saudi Pro League e l’ambizione sportiva globale

Al di là delle difficoltà della nazionale, l’Arabia Saudita continua a muoversi con grande determinazione sul mercato internazionale. La Saudi Pro League ha attirato negli ultimi anni campioni del calibro di Cristiano Ronaldo — il più pagato con 285 milioni di dollari all’anno secondo Forbes — Neymar, Karim Benzema e Sadio Mané, trasformandosi in una delle leghe più ricche al mondo. Tuttavia, non tutti i grandi nomi si sono adattati: Ivan Rakitic, arrivato all’Al-Shabab a gennaio 2024 con uno stipendio quadruplicato rispetto a quello europeo, aveva lasciato il campionato dopo soli sei mesi per tornare in Europa, mentre Neymar ha trascorso quasi tutta la sua esperienza all’Al-Hilal lottando contro gli infortuni, disputando appena cinque partite dopo un grave problema al legamento crociato.

Le ambizioni saudite non si fermano al calcio. Il paese ha ospitato il Six Kings Slam, il torneo di tennis d’esibizione più ricco della storia, con Jannik Sinner, Djokovic, Alcaraz, Medvedev, Rune e Nadal protagonisti a Riyad nell’ottobre 2024, con un montepremi che ha fatto impallidire anche Wimbledon. E nel motorsport, il sogno di un team saudita in Formula 1 rimane vivo, con il principe Khalid bin Sultan Al Abdullah Al Faisal che ha parlato apertamente di voler sviluppare ingegneri, team manager e persino un campione locale entro i prossimi decenni.

Il quadro che emerge è quello di un paese in piena trasformazione sportiva, capace di attrarre i migliori atleti del mondo a suon di contratti faraonici, ma ancora alla ricerca di una vera identità competitiva sul piano internazionale. I Mondiali 2026 ne sono la dimostrazione più recente: la nazionale saudita partecipa alla rassegna iridata, ma fatica a reggere il confronto con le grandi potenze del calcio mondiale.