Un Marchese a Rio – 16 agosto 2016

16 Agosto 2016

Un Marchese a Rio. Questa la rubrica olimpica di analisi, sport, spettacolo, costume e un po' di pepe che Sportal.it offre per i Giochi Olimpici dal 5 al 21 agosto. L'ospite è Cino Marchese, personaggio dello sport a più facce e unico: competenza, conoscenza tecnica, passione, esperienza internazionale, successi organizzativi, manager di marketing e comunicazione. E anche solide amicizie personali con i grandi campioni.

Incomincia la carriera di manager sportivo dirigendo l’ufficio italiano di IMG di Mark Mc Cormack per circa 20 anni. In seguito consulente e advisor di molte aziende e organizzazioni operanti nello sport, oggi attivo soprattutto nella impiantistica sportiva. Ha seguito molti personaggi dello sport come Alberto Tomba, Paolo Rossi, Roberto Baggio, Deborah Compagnoni, Martina Navratilova, Monika Seles e molti altri grandi campioni. Collabora con diverse strutture universitarie e docente in diversi Master multilingue di formazione.

– Lunedì ferragostano magnifico anche a Rio con due medaglie tinte di cronaca: l'oro del veronese Elia Viviani in pista (omnium) nonostante una caduta e tanto spavento quand'era in testa e l'argento di Rachele Bruni nella 10 km di fondo per la squalifica della francese Muller che aveva cercato di affondarla per toccare per prima la piastra d'arrivo.

"Questa spedizione si sta rivelando sempre più competitiva e capace di vincere anche senza il fucile in mano"

– Ah questi francesi detto persino da me, filofrancese come tutti i "pramsan" di una volta, non sanno proprio perdere: la Muller ci ha rimesso una medaglia, l'astista Lavillenie che si sentiva già medaglia d'oro a 5,98 richiamato in gara per il 6,03 provocatorio di Thiago Da Silva ha riposto alla "torcida" sputacchiando  e facendo il pollice verso, senza complimentarsi col giovane brasiliano nella gara più spettacolare e rocambolesca della giornata.

"La presunzione e la "tronfiaggine " dei francesi è proverbiale che non si stancano mai di darne prova. Questi sono altri due episodi che si aggiungono ad una lunga serie che conosciamo. Bisogna avere pazienza però con loro e come diceva mio zio Pasquale imparare a conoscerli. Mio zio era il saggio di famiglia".

– Arrivato sulla scena  coi 400 del sudafricano  Wayde Van Niekerk,  altro atleta superbo ancora tutto da scoprire con i suoi 24 anni: ha corso per quattro volte i 100 sui 10",  un ritmo pazzesco, insostenibile, incredibile poi che – raccontato – sia stato scoperto e forgiato da un'allenatrice ultrasettantenne.

"Si tratta di un fenomeno assoluto, perché i 400 piani sono a mio avviso la gara più massacrante di tutte,  ed una ragione c'è se da così molto tempo non ne si ritoccava il record. E per allenare non conta ,relativamente,l'anagrafe".

– Tecnicamente il risultato shock dell'atletica è ad oggi il record mondiale nei 400 di questo atleta perfetto; partiva nell'ottava corsia, per cui solo alla fine si è avuta la percezione che stava volando verso il 43"03 dopo 20 anni di stagnazione in questa specialità.

"Tutte le Olimpiadi vengono ricordate per qualcosa. Queste certamente saranno nel suo segno".

– Quel "paraculo" di Bolt è andato a complimentarsi con Van Niekerk, possibile preludio a uno scontro diretto nei 200 per la medaglia d'oro che a questo punto diventerebbe la gara clou dei Giochi, la sua gara d'addio e del possibile passaggio di consegne.

"Bisogna riconoscere a Bolt la sportività ed il rispetto per i suoi avversari anche se quando corre sembra irriderli. Vediamo se veramente ci sarà questo scontro e l'addio e poi tireremo le conclusioni. Io però considero Bolt talmente grande che non teme confronti".

– L'atletica italiana al femminile nella sua nuova mutazione (o declinazione forzata?) antropologica con tutto il rispetto non si è elevata dalla mediocrità, un conto è la simpatia e un conto sono i risultati, Libania Grenot, finalista dei era400 piccatissima: guai a dirle che era ottava, cioè ultima.

"A parte che secondo me questi atleti "naturalizzati" – con tutto il rispetto – contano quel che contano, la Grenot si candida assolutamente per il "chissenefrega" odierno"

– Sentite questa, e  poi dicono che l'economia italiana va male…Finalmente si conoscono i premi per le medaglie azzurre: 150 mila euro oro, 75 mila argento, 50 bronzo, il CONI è già fuori di 2,5 milioni.

"Questa è una delle cose del CONI attuale più discutibili. Chissà cosa ne avrebbe pensato De Coubertin al riguardo!"

– Intanto ci sarebbe qualcosa intanto da dire sulle ripartizioni, 50 mila invece di 37,500 per il bronzo secondo logica progressiva, aveva ragione il grande Carlo Della Vida primo poromoter dello sport professionistico italiano, nel ripetermi sempre: "l'Italia è il paese al mondo che paga più i risultati dl basso livello".

"Carlo Della Vida è stato il mio maestro ed è stato un maestro in assoluto. Aveva uno stile nel dire anche le cose più cattive, ma vere, che nessuno aveva e a volte sembrava dire banalità invece non c'era nulla di più sacrosanto".

– Su questi valori lievitanti e socialmente imbarazzanti siamo i primi in Europa, gli inglesi non beccano un quattrino, compresi i superpro Murray e Rose, per l'oro i tedeschi prendono il 10 per cento (15 mila euro), gli americani arrivano a 25 mila dollari quando un Phelps e un Anthony, ad esempio, guadagnano 25 milioni all'anno.

"Negli eccessi riusciamo sempre ad essere i primi. Questa usanza però è una conseguenza di quando il CONI era ricco e distribuiva in maniera generosa i soldi del Totocalcio. Ora che il CONI è povero e va con il cappello in mano dal Governo a battere cassa non si sogna nemmeno di ridurli o rivedere la situazione ed i paragoni con gli altri Paesi sono imbarazzanti".

– Perchè anche l'Asia fa follie, un milione di dollari di Singapore (700 mila dollari) per la medaglia di Joseph Scoolig per aver battuto Phelps, poi tutte le tigri asiatiche e anche l'India, è voler dare un valore all'impresa sportiva o uno sfoggio di potenza?

"In queste cose gli Asiatici e gli Arabi sono a loro volta imbarazzanti. Infatti stanno dando e pagando al calcio dei valori tutti da dimostrare. Con la stessa mentalità fanno queste cose che in un mondo che in teoria dovrebbe essere amatoriale sono dei sacrilegi".

– Come gestire il dopo-Olimpiade senza retorica, perchè diciamola tutta: non bisogna dare un'immagine deformata di un'Italia che ha perso terreno negli sport di fatica e si praticano meno gli sport più popolari dell'olimpiade.

"Bisognerebbe avere molta misura. Dubito però che non ci si lasci andare a dimostrazioni retoriche con ricevimenti al Quirinale ed altre manifestazioni del genere. Quando invece sarebbe necessaria misura e discrezione"

– Analisi delle 23 medaglie con 8 ori che ci spingono sempre più in alto al 5° posto: 14 medaglie dei maschi di cui 7 sono d'oro, doppietta di Campriani e Detti, 9 femminili con la doppietta di Tania Cagnotto e l'unico oro di Diana Bacosi.

"Ho già detto che si tratta di una spedizione di successo anche se troppo con il fucile in mano"

– La parte del leone l'hanno fatto fucili e carabine: addirittura più ori (4) che argenti (3), 5 medaglie del tiro a volo, l'unica d'oro al femminile della nostra spedizione (Diana Bacosi), l'unica doppietta oro-argento, l'unica della carabina, una cosa del genere merita una riflessione e una
domanda: quanto è spendibile come popolarità un primato con gli sport di nicchia?

"Le armi, si sa, quanto siano controverse in questo periodo. Anche se queste mirano ad un bersaglio di cartone sempre armi sono. Non ne dobbiamo avere un complesso, ma dobbiamo trattare queste specialità per quello che sono e non metterle sullo stesso piano della medaglia di Paltrinieri".

– Renzimatteo da Rignano sull'Arno  sarà il più felice nel vedere che la Toscana s'è coperta di gloria e "tira" l'Italia: doppietta del fiorentino Campriani al poligono, doppietta dello skeet col buggianese Gabriele Rossetti e la Diana Bacosi di Cetona, argento nel double trap del pratese
Marco Innocenti, doppietta natatoria del livornese Gabriele Detti e magari si dimentica qualcun altro. Anche lo sport è Renzi-oriented

"Matteo Renzi sarà contento per lui e per il suo amico Malagò. Che poi la Toscana sia una terra ricca di eccellenze non lo si scopre adesso anche se la tradizione venatoria ha fatto la parte del leone e se ne avrà bisogno saprà su chi contare".

– Nei vari sport questo il ranking azzurro: 7 medaglie nel tiro, 5 dal Tiro a volo con 2 ori e 3 argenti, 2 e d'oro nel tiro a segno, 4 della scherma con l'oro di Daniele Garozzo e 3 argenti, 4 del nuoto con l'oro di Paltrinieri, l'argento nel fondo di Rachele Bruni e i bronzi di Detti, 2 del judo con
l'oro di Basile e l'argento della Giuffrida, 2 del canottaggio maschile e due dal ciclismo, Viviani oro nela pista e bronzo nel femminile, siamo un paese sportivamente frammentato?

"L'Italia è un Paese frammentato, ma questa è la nostra forza. Le differenze che ci sono tra Nord e Sud tra Est e Ovest fanno del nostro Paese un luogo di contraddizioni continue che se usate correttamente, checché ne dica Salvini, sono la nostra forza e la nostra speranza. Siamo come le razze meticcie che producono i più bei soggetti".

– Con 3 stranieri 3 il volley azzurro è il baubau del torneo, ci sarà un effetto domino dell'esterofilia su altri sport, ad esempio nel basket che cerca col lanternino un centro e un play per la sua nazionale?

"Lo ho già detto che sono contro a questo mercato delle naturalizzazioni, ma se tutti lo fanno perché non farlo con il basket a cui manca un play e un centro?"

– Nel basket fuori giustamente il Brasile, 9 giocatori NBA ma risultato uguale a quello dell'Italia che ne aveva 4,  la zampata della Spagna è arrivata puntuale contro l'Argentina, e adesso i quarti ci regalano due derby pepatissimi, Spagna-Francia e Serbia-Croazia.

"E qui aveva ragione il "Vate". Valerio Bianchini è uomo di grande cultura e conoscenza che quando voglio prendere in giro gli dico che capisce solo di Basket. È vero però che oltre conoscere il basket come pochi sa anche molte altre cose".

– Un anno fa agli europei "Le Monde" aveva mosso il sospetto che Pau Gasol si dopasse frequentando lo studio di quel medico dello scandalo Festina al Tour de France.

"Esistono molte leggende sul medico spagnolo che si chiama Fuentes. Una riguarda anche Rafa Nadal che io conosco molto bene. Questo Fuentes è una specie di Conconi spagnolo, ma non credo usi il doping. Forse la farmacologia avanzata. Questa è una delle ragioni perché io sono contro l'antidoping così come è organizzato che lascia troppi spazi da cui è facile fare molte illazioni".

– Ci ha fatto caso alla retorica delle dediche dei nostri vincitori di medaglia, da ultimo il ciclista Viviani che ha dichiarato di aver vinto per gli italiani senza specificare però quale può essere il suo contributo, ad esempio togliere l'autoblu e costringere i politici ad andare in bicicletta, come peraltro fa già il ministro Del Rio facendo onore al cognome?

"Quando si chiede a bruciapelo a chi dedicare la medaglia viene fuori o la cosa più banale, madre, padre , zia, o la "stronzata" più clamorosa che non ha alcun senso come in questo caso".

– L'amico Giovanni Malagò reggerà altri quattro anni a tutte le parate trionfali di questi successi e il Governo continuerà a mantenere in vita il CONI appaltato alle Federazioni in nome e per conto dello Stato attraverso il controllo diretto del premier?

"Spero che Giovanni proprio in funzione di questi successi trovi la forza per cambiare ed imporsi per dare al CONI una struttura più moderna ed in linea con i tempi".

– E' certo in una cosa, che Giovanni sta battendo come medaglie Giovanni Petrucci – che a Pechino e Londra era sceso a 8 ori-  coltivando soltanto meglio il rapporto diretto con gli atleti prima di quello con la stampa?.

"Giovanni ha una caratteristica che Petrucci non ha ed è proprio di coltivare al massimo i suoi rapporti personali e sono certo che lo farà nel rispetto dei singoli e nell'interesse di tutti. Non deve avere paura di farsi assorbire dai burocrati. Chi non serve via e lui adesso è forte e lo può fare".

– Un aspetto dell'Olimpiade  che sta passando inosservato e meriterebbe due parole?

"La scarsezza di pubblico. E non ci sono parole per commentarlo"

– Conferma dunque la dedica la "chissenefrega del giorno"?.

"La Grenot e la sua mancanza di umiltà. Senza di quella non si va da nessuna parte".

A cura di ENRICO CAMPANA

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