Michele Pirro

Aggiornato Gio 07 Mag 2026 alle 11:16

Michele Pirro è tornato prepotentemente al centro della scena MotoGP nell’ultima parte della stagione 2025, rivestendo un ruolo ben più importante di quello consueto da collaudatore. Le ultime notizie lo hanno visto protagonista assoluto in pista, chiamato a sostituire Marc Márquez infortunato in uno dei momenti più delicati per la Ducati.

Pirro in pista ad Australia: il settantesimo Gran Premio in carriera

Quando Marc Márquez ha riportato una frattura alla base dell’apofisi coracoide e una lesione ai legamenti della spalla destra a seguito dell’incidente con Marco Bezzecchi nel GP d’Indonesia, la Ducati ha chiamato il suo fido collaudatore. Sul circuito di Phillip Island, Pirro ha disputato il suo settantesimo Gran Premio in carriera in MotoGP, un traguardo significativo per un pilota che ha dedicato oltre un decennio alla causa di Borgo Panigale. L’esperienza australiana, tuttavia, si è rivelata tutt’altro che positiva sul piano dei risultati: nella Sprint Race, sia Pecco Bagnaia che lo stesso Pirro hanno chiuso agli ultimi due posti della classifica, un dato che ha fatto riflettere l’intera struttura Ducati. Per la prima volta dopo 98 appuntamenti iridati, nessuna Desmosedici si è qualificata in prima fila per il Gran Premio d’Australia.

Un weekend difficile che ha spinto il management della casa di Borgo Panigale a valutare alternative concrete per le tappe successive. Mauro Grassilli, direttore sportivo di Ducati Corse, ha ammesso pubblicamente a Sky Sport che per il Gran Premio del Portogallo a Portimao si stava considerando di affidare la moto a Nicolò Bulega, il giovane talento impegnato nel Mondiale Superbike. Una scelta non automatica, dato che Bulega non aveva ancora esperienza con la Desmosedici MotoGP né con le gomme Michelin della classe regina: prima di un eventuale debutto, avrebbe dovuto sostenere un test sulla pista di Jerez de la Frontera. Il passaggio di Bulega in MotoGP era comunque già pianificato per il 2026, quando avrebbe affiancato proprio Pirro nel lavoro di sviluppo della Ducati 2027.

Il futuro di Márquez e il ruolo di Pirro nella Ducati

Sul fronte del recupero di Márquez, Davide Tardozzi ha chiarito le priorità del team a DAZN: «La nostra priorità è il suo recupero al 100%. Se riuscirà a scendere in pista a Valencia sarà molto bello, in caso contrario tornerà nel 2026 ai test di Sepang in Malesia». Una dichiarazione che fotografa bene quanto la Ducati tenesse alla salute del suo campione del mondo, già matematicamente laureato nonostante l’infortunio.

La vicenda ha messo in luce ancora una volta quanto il ruolo di Pirro in Ducati sia centrale e polivalente. Arrivato nel team di Borgo Panigale nel 2013, in quelli che lui stesso ha definito «probabilmente gli anni più difficili per Ducati Corse», il pilota pugliese ha vissuto da protagonista l’intera parabola ascendente della casa italiana, fino alla rinnovata supremazia degli anni più recenti. Il suo contratto, rinnovato fino al 2026, lo ha visto compiere quarant’anni ancora in sella a una Desmosedici, un legame che va ben oltre il semplice rapporto lavorativo.

Non è mancata, però, qualche polemica. Durante l’estate del 2025, le foto pubblicate da Pirro su Instagram — che ritraevano la festa nei box con Marc Márquez e tutto il team Ducati — avevano scatenato reazioni contrastanti tra i tifosi. In molti avevano criticato l’entusiasmo del collaudatore, percepito come eccessivo in un momento in cui Pecco Bagnaia stava attraversando una stagione difficilissima. «Tutti bravi sul carro del vincitore», «Aiutate Pecco invece di pensare solo a Márquez»: questi alcuni dei commenti più duri apparsi sui social. Una spaccatura che rifletteva il clima interno a una squadra divisa tra la gioia per il dominio del pilota catalano e l’amarezza per le difficoltà del campione italiano.

Una carriera costruita sulla fedeltà e sulla competenza

Al di là delle polemiche contingenti, la figura di Michele Pirro nella storia recente della Ducati resta quella di un uomo chiave. È stato lui, nel 2012, a provare per primo la Desmosedici dell’era Valentino Rossi, capendo immediatamente perché il Dottore non riuscisse a essere competitivo: «Era una moto con cui entravi in curva e non sapevi come saresti uscito», ha raccontato in più occasioni. Da quel momento in poi, il suo contributo allo sviluppo tecnico della moto è stato costante e prezioso, stagione dopo stagione.

Pirro ha sempre parlato con franchezza anche dei rimpianti: il 2017 con Dovizioso, il 2020 con Mir campione del mondo, il 2021 con le cadute di Bagnaia. Episodi che, secondo il collaudatore pugliese, avrebbero potuto cambiare la storia del Mondiale se le cose fossero andate diversamente. Una lettura lucida e appassionata di un percorso che lo ha visto testimone privilegiato della rinascita Ducati, fino ai trionfi degli ultimi anni. Oggi, a stagione 2025 ormai conclusa, il suo nome resta sinonimo di continuità, professionalità e attaccamento ai colori rossi di Borgo Panigale.