Ronnie Peterson, 48 anni fa la tragedia di Monza che spezzò la vita del pilota svedese

Articolo di Flavio Brambilla

Inizialmente le condizioni di Peterson non sembrano far temere per la sua vita. Nel corso della notte, però, la situazione precipita. Il pilota viene colpito da un’embolia.

Quarantotto anni fa, l’11 settembre 1978, si spegneva Ronnie Peterson, uno dei piloti più talentuosi e spettacolari della Formula 1 degli anni Settanta, ma non solo. Lo svedese aveva appena 34 anni. A provocarne la morte furono le conseguenze del terribile incidente avvenuto il giorno precedente sul circuito di Monza, durante il Gran Premio d’Italia.

Il drammatico incidente al via

È il 10 settembre 1978 e a Monza si disputa il Gran Premio d’Italia. La gara è iniziata da pochi istanti quando, dopo appena qualche centinaio di metri, il gruppo delle monoposto arriva compatto verso la prima variante.

In pochi secondi si scatena una violenta carambola che coinvolge numerose vetture. Tra queste c’è la Lotus di Ronnie Peterson, che finisce contro le barriere e prende fuoco.

La scena è drammatica. Il pilota svedese viene estratto vivo dall’abitacolo, ma nell’impatto ha riportato gravissime fratture alle gambe. Dopo i primi soccorsi viene trasportato all’ospedale Niguarda di Milano, dove i medici decidono di sottoporlo a un intervento chirurgico.

La morte nella notte

Inizialmente le condizioni di Peterson non sembrano far temere per la sua vita. Nel corso della notte, però, la situazione precipita. Il pilota viene colpito da un’embolia e muore l’11 settembre 1978, poche ore dopo l’operazione. Aveva soltanto 34 anni.

La sua scomparsa scuote profondamente il mondo della Formula 1 e apre un acceso dibattito. Le polemiche riguardano sia la dinamica della partenza e le circostanze che portarono alla carambola, sia i soccorsi e la gestione medica delle gravi lesioni riportate dal pilota.

Il talento di Ronnie Peterson

La tragedia di Monza interrompe una carriera che aveva portato Peterson a diventare uno dei protagonisti della Formula 1 degli anni Settanta.

Il pilota svedese si era messo in evidenza già nel 1971 al volante della March, stagione nella quale riuscì a imporsi all’attenzione del grande pubblico grazie alle sue prestazioni. Il suo talento e il suo stile di guida spettacolare gli permisero presto di conquistare un posto tra i migliori piloti del mondiale.

Nel 1973 arrivò alla Lotus e visse una delle stagioni più importanti della sua carriera. Peterson conquistò quattro Gran Premi e concluse il campionato al terzo posto nella classifica mondiale.

Negli anni successivi continuò la sua esperienza in Formula 1, passando anche alla Tyrrell. Con la squadra britannica ebbe modo di guidare la celebre P34, l’inconfondibile monoposto a sei ruote che ancora oggi rappresenta una delle vetture più originali mai apparse nella storia della categoria.

Il ritorno alla Lotus e l’ultima stagione

Nel 1978 Peterson tornò alla Lotus, entrando nuovamente a far parte di una delle squadre più competitive del campionato. Quella stagione sembrava poter rappresentare un nuovo capitolo importante della sua carriera.

Il destino, però, lo attendeva a Monza. L’incidente del 10 settembre e la morte avvenuta il giorno successivo trasformarono il Gran Premio d’Italia in una delle pagine più dolorose della storia della Formula 1.

A quarantotto anni di distanza, Ronnie Peterson resta una delle figure più ricordate dell’automobilismo degli anni Settanta: un pilota velocissimo, protagonista di un’epoca in cui correre in Formula 1 significava affrontare rischi enormi a ogni Gran Premio.

Laureato in Lettere Moderne, ama redigere articoli di tutti gli sport con grande attenzione alle statistiche. In particolare, è appassionato di basket e di ciclismo, una passione trasmessa dal nonno che era stato gregario di Gino Bartali.

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