“Ho rischiato di non poter più camminare”, racconto da brividi del portiere

Articolo di Aldo Seghedoni

Jonathan Klinsmann ha rischiato grossissimo nello scontro con Filippo Ranocchia durante Palermo-Cesena.

Poco meno di cinque mesi fa i tifosi giunti allo stadio Renzo Barbera per la sfida tra Palermo e Cesena hanno trattenuto il fiato quando c’è stato il violentissimo scontro tra Jonathan Klinsmann e Filippo Ranocchia. Il centrocampista è franato, ovviamente in modo involontario, contro il portiere che

si è fratturato una vertebra cervicale.
“Nei primi istanti ho pensato di aver preso un brutto colpo ma non immaginavo fosse una cosa così seria – ha detto alla Gazzetta dello Sport -. La verità è che ho davvero rischiato di non giocare e non camminare mai più. A fine stagione dovrei tornare ad allenarmi con la squadra, il prossimo anno mi vedo in campo”.

“Il momento più difficile è stato in ospedale, con mio papà e la mia fidanzata, quando hanno capito la gravità della situazione. È stata dura guardarli. Il più bello dopo l’intervento: ho capito che era andato tutto bene quando ho visto il sollievo negli occhi dei miei genitori. Ranocchia? Cose che capitano, è anche venuto in ospedale a trovarmi”.

Jonathan Klinsmann dovrà tornare sotto ai ferri: “Tra quattro mesi farò un nuovo intervento per rimuovere le quattro viti nel collo ma il dottor Hemmer, che mi ha già operato, è stato bravissimo. Non ho paura di vivere, anche se sono cosciente che c’è una nuova situazione da affrontare. Ho solo grande voglia di tornare a giocare con il Cesena”.

Dopo l’infortunio il mondo del calcio si è stretto intorno a Jonathan: i tifosi dello Stoccarda gli hanno dedicato uno striscione, così come hanno fatto quelli del Cesena. In occasione della sfida contro la Sampdoria del 25 aprile i suoi compagni sono scesi in campo con la sua maglia.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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