Federica Zille: la competenza e il garbo a DAZN

"Ogni partita per me è una sfida - racconta -: far emergere storie, trasmettere emozioni, fare la domanda che anche il tifoso si pone".

29 Settembre 2020

Federica Zille è una dei volti di Federica Zille: la competenza e il garbo a DAZN: si sta facendo apprezzare per competenza e garbo.

“Ogni partita per me è una sfida - racconta -: far emergere storie, trasmettere emozioni, fare la domanda che anche il tifoso si pone. Con garbo ma senza tanti giri di parole. Sono cresciuta di fronte a un campo da calcio, in un certo senso si può dire che sia a bordocampo da sempre. Ho studiato giornalismo senza preclusioni, ma la direzione giusta l'ho capita solo durante uno stage a Sportmediaset.it, dovevo vedere otto partite di Serie B insieme per farne un pezzo riassuntivo in tempo reale: niente mi aveva mai dato tanta adrenalina. Pensavo che avrei scritto per tutta la vita, troppo timida per il video, ma Milan Tv mi ha messa prima in uno studio, poi a Milanello e infine a San Siro a raccontare minuto per minuto l'evoluzione sportiva (e umana) di una squadra di calcio. Poi è arrivata DAZN, che mi ha riportata dove mi sento più a casa: a bordocampo”.

• Quanto ti è servita la tua gavetta per arrivare a DAZN?

In realtà non è stata così lunga come gavetta: su di me, ma anche sugli altri bordocampisti, due anni fa DAZN ha scommesso pesantemente, non so quante altre aziende avrebbero affidato una partita di Serie A ad una ragazza di 28 anni. Ecco, le mie esperienze precedenti mi hanno aiutato soprattutto in questo, a sperimentare senza paura e a non fossilizzarmi su un ruolo specifico. Per Milan Tv avevo intervistato grandi giocatori, commentato a caldo partite anche molto delicate, sapevo come usare una telecamera e come montare un video, però commentare da bordocampo non l’avevo proprio mai fatto.

• Quanto ti diverte il tuo lavoro?

La parte divertente sta proprio in questo, sono passata dal parlare ogni giorno di una singola squadra ad avere tra le mani 40 squadre tra Serie A e B, tutto più complicato ma anche estremamente stimolante. Poi c’è la componente “match-day”: non so se esista una sensazione più appagante per un giornalista sportivo che quella di entrare in uno stadio, scorrere per primo le distinte, percepire da pochi metri la reale potenza di alcuni calciatori. La cosa più bella, però, è che ogni partita regala una storia che tu non avresti mai immaginato.

• E’ più difficile per una donna diventare una brava giornalista?

No, non è difficile diventare brava, è difficile avere le occasioni per dimostrarlo e non lasciarsi condizionare dai giudizi superficiali. È difficile quando non ti prendendo sul serio, quando devi saperne il doppio dei tuoi colleghi, quando “se sorridi sei un’oca e se non sorridi te la tiri”: se sei una giornalista donna e lavori nel calcio devi avere le spalle larghe e non mettere mai in dubbio le tue capacità, altrimenti molli.

• Cosa consiglieresti a una ragazza che vuole intraprendere la tua professione?

Di puntare sulla competenza. Vedere un sacco di partite è imprescindibile: un conto è memorizzare nomi e statistiche, un altro capire le dinamiche della partita che stai guardando.

• C’è un calciatore che vorresti intervistare in futuro?

Una calciatrice, Megan Rapinoe: personaggio incredibile.

• Che saluto ti senti di mandare ai tuoi numerosi estimatori?

Più che altro saluto chi ancora non mi conosce, sono sicuramente più numerosi degli estimatori! Ci vediamo su DAZN: se dalla tv vedete una giornalista piccolina a bordocampo (rigorosamente sotto la pioggia…mi perseguita) sappiate che sono io.

©Dazn

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