"CR7 meritava più rispetto. La nazionale meritava più organizzazione. Il giornalismo portoghese meritava più competenza e meno speculazioni. Quanto al popolo portoghese, beh... non merita il meglio in niente".
“CR7 meritava più rispetto. La nazionale meritava più organizzazione. Il giornalismo portoghese meritava più competenza e meno speculazioni. Quanto al popolo portoghese, beh… non merita il meglio in niente”. È un attacco durissimo quello di Elma Aveiro, sorella di Cristiano Ronaldo, che ha affidato ai social il proprio sfogo dopo l’ultima vicenda che ha coinvolto il fuoriclasse portoghese e la nazionale.
Elma Aveiro non ha risparmiato critiche nei confronti dell’ambiente che circonda il Portogallo, puntando il dito contro stampa, organizzazione federale e tifosi. “Siamo invidiosi, sprezzanti, ignoranti e meritiamo di tornare alla mediocrità che eravamo nel calcio pre-CR7. Grazie di tutto, CR7! Ti meritavi di più!”, ha scritto, concludendo il suo messaggio con un ringraziamento rivolto al fratello.
Cristiano Ronaldo e il Portogallo hanno separato le loro strade, e la rottura potrebbe non riguardare solo l’attuale parentesi di Nations League. Dopo le parole del ct Jorge Jesus, l’imbarazzo della Federazione locale e le precisazioni dello stesso CR7 in un post di fuoco sui social, ora la stampa lusitana inizia a pensare che l’addio del fuoriclasse di Madeira alla nazionale lusitana potrebbe essere definitivo. Ne parla ‘O Jogo’, secondo cui la decisione dell’ex Manchester United, Real Madrid e Juventus sarebbe ormai “irreversibile”. E se l’informazione si rivelasse corretta, si chiuderebbe in maniera decisamente amara un cerchio pressoché impossibile da ripetere.
La miccia si era accesa già dopo la partita contro la Norvegia, vinta dal Portogallo per 2-1 grazie a una rete di Gonçalo Ramos. CR7 aveva trascorso tutti i 90 minuti in panchina, nonostante un accordo con il tecnico per un suo impiego nell’ultima mezz’ora di gioco. Al fischio finale, la frustrazione di Cristiano Ronaldo era apparsa evidente: il capitano lusitano si era diretto direttamente negli spogliatoi senza salutare i tifosi, un gesto che non era passato inosservato. A difenderlo era intervenuto Ruben Dias in conferenza stampa: “Se non ha salutato i tifosi è perché probabilmente era frustrato, ma capita a tutti. Non ci sono questioni in sospeso nel gruppo e siamo tutti concentrati sulla prossima partita”.
Nei giorni successivi la situazione era precipitata rapidamente. Cristiano Ronaldo aveva smesso di allenarsi regolarmente con il gruppo, limitandosi a sedute in palestra nel ritiro di Malmö. Anche la sessione di mercoledì al Parken di Copenaghen era andata in scena senza di lui: il capitano lusitano aveva lasciato lo stadio a bordo di un van della FPF mentre i compagni lavoravano agli ordini di Jorge Jesus. Nel tentativo di placare le acque, il commissario tecnico aveva provato a minimizzare: “Non ha rifiutato di allenarsi. Cristiano ha fatto un po’ di lavoro in palestra, ha fatto degli esercizi di mobilità in campo, e poi ha fatto un lavoro aggiuntivo di rafforzamento muscolare in hotel”. Previsione smentita dai fatti, con CR7 che ha dato nuovamente forfait.
A cercare di disinnescare la situazione era intervenuto anche il presidente della Federazione portoghese Pedro Proença, volato a Copenaghen con l’obiettivo di mediare tra le parti. Martedì sera Ronaldo e Jesus avevano avuto un faccia a faccia che, secondo le indiscrezioni riportate da A Bola, si sarebbe concluso positivamente. L’apparente distensione, tuttavia, non ha retto alla prova delle dichiarazioni pubbliche del tecnico il giorno seguente, quando Jesus aveva ribadito senza mezzi termini la sua linea: “Sono l’allenatore, ho detto al giocatore che non avrebbe giocato. Nessun giocatore mi farà mai cambiare idea. Né lui, né nessun altro nel mondo del calcio. Mai, zero”. Parole che hanno evidentemente rappresentato il punto di non ritorno.
A rendere ancora più amara la vicenda c’è il contrasto stridente con le dichiarazioni di appena una settimana fa. Alla vigilia della partita contro il Galles, Ronaldo aveva parlato con grande entusiasmo del suo futuro in nazionale: “Ho due obiettivi, raggiungere i mille gol in carriera e vincere con il Portogallo, a iniziare dalla Nations League”. Aveva anche aggiunto, con toni concilianti, di essere “a disposizione del nostro allenatore anche se non dovesse farmi giocare”, sottolineando di non essere lì “per il mio curriculum ma per quello che sto facendo con il mio club”. Parole che oggi suonano come un capitolo chiuso.