L'ultimo bollettino del Giudice Sportivo della Serie A di basket regala una serie di provvedimenti che, al di là delle sanzioni, strappano anche qualche sorriso.
Docce fredde, cronometri capricciosi e tifosi dalla lingua fin troppo allenata. L’ultimo bollettino del Giudice Sportivo della Serie A di basket regala una serie di provvedimenti che, al di là delle sanzioni, strappano anche qualche sorriso. Protagoniste, loro malgrado, Longobardi Scafati e S.Bernardo Cantù, finite nel mirino della giustizia sportiva per motivi decisamente differenti.
A Scafati, evidentemente, il problema non è stato soltanto quello di tenere alta la temperatura della partita. Negli spogliatoi riservati agli arbitri e agli atleti della squadra ospite, infatti, è mancata l’acqua calda, circostanza che ha fatto scattare un’ammonizione ai sensi dell’articolo 38, comma 1c, del Regolamento di Giustizia. Insomma, dopo le fatiche sul parquet, per qualcuno il rischio è stato quello di ritrovarsi alle prese con una doccia decisamente poco rilassante. Un trattamento da veri duri, anche se difficilmente apprezzato dai diretti interessati.
Ma le disavventure di Scafati non sono finite qui. La società ha ricevuto anche una seconda ammonizione, questa volta per il guasto di un precision time, una delle attrezzature obbligatorie per il regolare svolgimento della gara. Tra acqua che non si scalda e strumenti che non funzionano, una giornata nella quale anche la tecnologia e gli impianti hanno deciso di prendersi una pausa.
Se a Scafati le sanzioni sono arrivate per questioni tecniche e logistiche, a Desio il problema è stato decisamente più rumoroso. La S.Bernardo dovrà infatti pagare un’ammenda di 1.200 euro per le offese collettive e frequenti rivolte agli arbitri e alla Lega Basket Serie A. Evidentemente sugli spalti qualcuno ha deciso di partecipare alla partita anche con le corde vocali, andando però ben oltre i limiti consentiti dal regolamento.
Il risultato è un conto piuttosto salato per la società brianzola, chiamata a mettere mano al portafoglio per gli eccessi verbali dei propri sostenitori.