Il 25 ottobre 2018 si spegneva a soli 38 anni l'ex centrale della Nazionale, campionessa del mondo nel 2002. Dopo un trapianto di fegato era riuscita a tornare in campo, prima che le sue condizioni di salute peggiorassero nuovamente.
Sono passati otto anni dalla morte di Sara Anzanello, una delle protagoniste della pallavolo italiana dei primi anni Duemila. Il 25 ottobre 2018 l’ex centrale della Nazionale si spegneva a soli 38 anni, dopo aver affrontato per lungo tempo gravi problemi di salute. La notizia suscitò grande commozione nel mondo del volley, dove Anzanello era conosciuta e apprezzata non soltanto per le sue qualità sportive, ma anche per la determinazione dimostrata durante la malattia.
Nata il 30 luglio 1980 a San Donà di Piave, Sara aveva iniziato presto a distinguersi sui campi di pallavolo, fino a diventare una delle centrali più importanti del movimento italiano. Il momento più significativo della sua carriera arrivò nel 2002, quando fece parte della Nazionale che conquistò in Germania il primo titolo mondiale della storia del volley femminile azzurro. Con l’Italia vinse anche due Coppe del Mondo, nel 2007 e nel 2011, contribuendo a una delle stagioni più fortunate della pallavolo nazionale.
La sua carriera cambiò improvvisamente nel 2013, mentre giocava in Azerbaigian. Una grave forma di epatite la costrinse a rientrare d’urgenza in Italia, dove venne sottoposta a un trapianto di fegato. Seguirono mesi difficili, segnati dalle cure e da un lungo percorso di riabilitazione. Per una sportiva abituata ad allenarsi quotidianamente, il ritorno alla normalità richiese tempo e pazienza.
Anzanello riuscì comunque a recuperare e a riavvicinarsi alla pallavolo. Collaborò con il Club Italia e, successivamente, tornò anche a giocare con Novara, in Serie B1. Fu un risultato importante, soprattutto considerando la gravità delle condizioni nelle quali si era trovata pochi anni prima. La sua esperienza la portò inoltre a impegnarsi nella sensibilizzazione sulla donazione degli organi, un tema al quale era particolarmente legata.
Negli ultimi mesi del 2018, però, le sue condizioni di salute peggiorarono nuovamente. Il 25 ottobre arrivò la notizia della sua scomparsa, accolta con dolore dalle ex compagne di squadra, dalle società e dai tanti appassionati che l’avevano seguita durante la carriera. Nel fine settimana successivo venne osservato un minuto di raccoglimento sui campi della Serie A femminile.
La morte di Sara arrivò pochi giorni dopo la medaglia d’argento conquistata dall’Italia ai Mondiali in Giappone. Un risultato che aveva riportato la Nazionale femminile sul podio iridato e che inevitabilmente richiamava alla memoria il successo del 2002, quando anche Anzanello aveva contribuito a scrivere una pagina importante della storia sportiva italiana.
A otto anni di distanza, il suo nome resta legato soprattutto a quella generazione di giocatrici che contribuì alla crescita del volley femminile. Chi l’ha vista giocare ricorda una centrale affidabile, competitiva e capace di farsi valere ai massimi livelli internazionali. Chi ha seguito gli ultimi anni della sua vita ricorda invece la fatica del recupero dopo il trapianto e la soddisfazione di rivederla su un campo di pallavolo.