Carlo Calcagni ricevuto al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella: “Mi trema il cuore”

Articolo di Aldo Seghedoni

"Lo farò da atleta, sì. Ma soprattutto lo farò da uomo che ha scelto di servire, da servitore dello Stato che porta addosso i segni indelebili di quella scelta".

Mercoledì Carlo Calcagni sarà ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Mi trema il cuore” spiega il campione paralimpico.

“Oggi varcherò le porte del Palazzo del Quirinale con un’emozione che mi attraversa l’anima e fa tremare il cuore.

Lo farò da atleta, sì. Ma soprattutto lo farò da uomo che ha scelto di servire, da servitore dello Stato che porta addosso i segni indelebili di quella scelta.

Essere convocato alla cerimonia di premiazione dei Campioni Mondiali Paralimpici 2025, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è un onore che va oltre ogni parola, oltre ogni medaglia.

È il riconoscimento di un percorso fatto di cadute e rinascite, di dolore trasformato in forza, di sacrificio elevato a missione.

DIETRO OGNI MEDAGLIA, C’È UNA STORIA

Ogni traguardo raggiunto nello sport paralimpico nasce dalla capacità di rialzarsi quando tutto sembra perduto.

Nasce dalla disciplina ferrea, dal dolore che si impara a dominare, dalla resilienza che diventa seconda pelle.

Ma dietro ogni medaglia c’è sempre una storia più grande.

La mia è la storia di chi ha scelto di indossare una divisa per servire gli altri, sapendo che quella scelta poteva cambiare la vita per sempre.

Ed è esattamente quello che è accaduto.

Una storia segnata dall’adempimento del dovere, da conseguenze che il corpo e l’anima portano ogni singolo giorno, ma anche dalla consapevolezza che servire non è mai stato un errore, nemmeno quando il prezzo da pagare è stato altissimo.

PORTO CON ME CHI NON PUÒ PIÙ FARLO

In questo giorno memorabile, al Quirinale, non sarò solo.

Porterò idealmente con me tutti i servitori dello Stato:

– Quelli che hanno indossato una divisa con orgoglio e dignità

– Quelli che hanno pagato un prezzo altissimo per aver fatto semplicemente il proprio dovere

– Quelli che portano segni indelebili, visibili e invisibili, nel corpo e nell’anima

– E soprattutto quelli che non sono più tornati a casa, caduti nell’adempimento della loro missione

A loro va la mia dedica più profonda, più sincera, più eterna.

Perché nessuna medaglia, nessun applauso, nessuna cerimonia potrà mai essere all’altezza del loro sacrificio.

Ma la memoria, la gratitudine e il rispetto sì.

E devono essere eterni.

LO SPORT PARALIMPICO: RINASCITA E TESTIMONIANZA

Questo riconoscimento lo considero un messaggio di speranza potente per tutti:

Lo sport paralimpico non è solo competizione.

È rinascita: è la dimostrazione vivente che si può ricominciare.

È testimonianza: è la prova che il dolore può trasformarsi in forza.

È servizio che continua in un’altra forma, con altri mezzi, ma con la stessa dignità.

È dimostrare al mondo che, anche quando tutto sembra crollare, si può scegliere di non arrendersi.

Che si può scegliere di trasformare la sofferenza in esempio.

Che si può scegliere di illuminare la strada per chi viene dopo.

GRATITUDINE E RESPONSABILITÀ

Ringrazio con tutto il cuore:

– La FISPES ed il Comitato Italiano Paralimpico per aver creduto in noi

– I tecnici, i medici, le famiglie e tutte le persone che lavorano nell’ombra affinché nessuno venga lasciato indietro

– Chi ha reso possibile questo percorso di rinascita attraverso lo sport

Ma soprattutto ringrazio chi, come me, continua a credere che servire lo Stato non sia stato un errore, anche quando il prezzo pagato è stato devastante.

DAVANTI AL PRESIDENTE, CON CHI NON C’È PIÙ

Oggi, davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, simbolo delle istituzioni che ho servito e continuo a onorare, non sarò da solo.

Sarò con chi non può più farlo.

Sarò con chi ha sofferto in silenzio, portando cicatrici che il mondo non vede.

Sarò con chi ha dato tutto, senza chiedere nulla in cambio.

LA VERA VITTORIA

Perché, alla fine, la vera vittoria non è arrivare primi.

La vera vittoria è non rinnegare mai ciò che si è stati.

La vera vittoria è continuare a testimoniare, ogni giorno, il valore del dovere, della dignità, del sacrificio e della vita.

La vera vittoria è dimostrare che si può rinascere, ancora e ancora, senza mai tradire se stessi.

Mai arrendersi e mai dimenticare.

Mai smettere di servire, nonostante tutto e tutti, costi quel che costi.

Oggi al Quirinale porto la mia storia, ma soprattutto porto la vostra memoria.

Questa medaglia è anche vostra… per sempre”.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

TG SPORT


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