Omar Aamoun il re delle card e un esempio per i più giovani

Articolo di Aldo Seghedoni

Grande successo per la prima edizione di Card Fest, ideata da Omar Aamoun, collezionista, imprenditore e content creator, fondatore di Sportycards e volto noto del programma CULT su DAZN. Sportal.it ha avuto modo di incontrarlo durante l’evento a Milano e ha compreso perché è così apprezzato: a una grande competenza calcistica unisce anche una grande disponibilità, in particolare con i più piccoli, per i quali è un vero e proprio idolo.

“Avere qui con noi un giocatore come Javier Zanetti (uno degli ospiti d’onore della manifestazione, ndr) è speciale – ha detto -: è davvero un pezzo di pane, sempre disponibile, si ferma con tutti, ride e scherza. Ho avuto anche l’opportunità di lavorare con Kylian Mbappé: oltre a essere un campione, è soprattutto una persona eccezionale”.

“Il percorso che ho fatto mi ha dato, se vogliamo, una voce più grande – ha quindi sottolineato -. Questo significa poter parlare a tanti giovani. Condivido le mie passioni, ma anche qualcosa di personale: ho una bimba di 10 mesi, quindi sento ancora di più la responsabilità di dare messaggi giusti e offrire spunti positivi a chi mi segue”.

L’Italia resterà ancora a casa… “Non partecipare a tre Mondiali di fila è qualcosa di incredibile e molto triste, soprattutto per le nuove generazioni. Noi abbiamo avuto la fortuna di vivere il 2006, ma tanti ragazzi oggi non hanno mai visto un Mondiale. Io sono stato in Qatar per 40 giorni: è stata un’esperienza bellissima, ma senza l’Italia è mancato qualcosa e mancherà anche in America”.

Card Fest è andata alla grande: “La risposta è stata davvero molto positiva, oltre le aspettative. L’idea di Card Fest è far incontrare dal vivo la community, che oggi vive soprattutto online. Riunire tutte queste persone in un unico spazio è stato incredibile. Questo è solo il primo di tanti eventi: siamo sulla strada giusta”.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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