"La decisione dello staff medico impone la lucida capacità di anteporre la longevità della carriera agonistica all'urgenza del calendario"
La conferma del forfait di Jannik Sinner al Masters 1000 di Shanghai, arrivata attraverso una storia pubblicata dal numero 1 del mondo su Instagram e successiva alla rinuncia al torneo di Pechino, ha aumentato la preoccupazione tra gli appassionati di tennis. Per fare chiarezza, l’Adnkronos Salute ha intervistato Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer).
“Sebbene il numero uno abbia dichiarato di aver sperato fino all’ultimo in un rientro rapido, la scelta di prolungare lo stop conferma come la problematica al ginocchio sia complessa e richieda estrema cautela”
“La decisione dello staff medico impone la lucida capacità di anteporre la longevità della carriera agonistica all’urgenza del calendario. Affidarsi a trattamenti mirati concede alle strutture corporee il tempo biologico imprescindibile per guarire, abbattendo il rischio di cronicizzazione o recidive e garantendo all’atleta il futuro ritorno alla massima competizione nella totale sicurezza”.
La parola d’ordine, dunque, è prudenza. “Il tennis moderno, caratterizzato da scambi ad altissima intensità, continue frenate e violenti cambi di direzione, anche su superfici dure, genera forze di taglio e compressione ripetute che possono superare la naturale capacità di auto-riparazione dei tessuti. Contrariamente a quanto si possa pensare, la letteratura scientifica evidenzia che la maggior parte degli infortuni in questo sport colpisce gli arti inferiori, i quali rappresentano tra il 30% e il 65% della totalità dei traumi nel circuito d’élite, superando nettamente le problematiche a carico di spalla e gomito”.