Romania

Aggiornato Gio 09 Lug 2026 alle 18:05

Le ultime notizie sulla Romania nel mondo del calcio sono state dominate da una vicenda umana prima ancora che sportiva: la drammatica parabola di Mircea Lucescu, l’allenatore che ha scelto di resistere fino all’ultimo nonostante una salute sempre più precaria, pagando un prezzo altissimo nel tentativo di riportare la sua nazionale ai Mondiali.

Lucescu, un infarto dopo mesi di battaglie

La mattina del 3 aprile 2026 ha portato notizie allarmanti dall’Ospedale universitario di Bucarest: Mircea Lucescu è stato ricoverato d’urgenza nel reparto di Cardiologia per un infarto miocardico acuto. Il nosocomio romeno ha comunicato che il paziente «ha beneficiato immediatamente delle procedure mediche e terapeutiche necessarie» e che le sue condizioni sono stabili, sotto costante monitoraggio specialistico. Un epilogo drammatico per un uomo che aveva già subito un intervento chirurgico per un’aritmia cardiaca solo pochi giorni prima, il martedì della stessa settimana.

La storia di Lucescu negli ultimi mesi è stata quella di un tecnico che ha letteralmente messo a rischio la propria vita per onorare un impegno. Tre ricoveri in ospedale tra dicembre e marzo non erano bastati a fermarlo: «Da dicembre sono finito tre volte in ospedale, ma ho un dovere nei confronti del calcio romeno», aveva dichiarato al The Guardian a fine marzo, pochi giorni prima della decisiva sfida playoff contro la Turchia. Una malattia mai rivelata pubblicamente, affrontata in silenzio mentre preparava la sua squadra per l’impresa più difficile.

Il 29 marzo, dopo la sconfitta per 1-0 in Turchia che ha spento il sogno della qualificazione ai Mondiali 2026, Lucescu aveva accusato un nuovo malore durante una sessione di allenamento. Aveva perso conoscenza guardando gli highlights della partita, come lui stesso aveva raccontato: «Mi sono arrabbiato troppo dopo aver visto gli highlights della partita contro la Turchia e ho perso conoscenza, non riuscivo più a respirare». Una frase che racconta tutto della sua dedizione viscerale, quasi autodistruttiva, al calcio romeno.

Il tecnico classe 1945, che con questo incarico era diventato il commissario tecnico più anziano nella storia del calcio, aveva più volte ribadito la sua filosofia con parole rimaste impresse: «Non posso andarmene da codardo». Una dichiarazione pronunciata sapendo di non essere nella sua forma migliore, consapevole dei rischi, ma convinto di avere un debito morale con il Paese che lo aveva formato. Il bilancio del suo mandato — undici vittorie, un pareggio e sei sconfitte — è stato ricordato dalla Federazione romena nel comunicato con cui, il giovedì precedente all’infarto, aveva annunciato la fine del rapporto di collaborazione. Un esonero arrivato dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, ma che non ha scalfito il rispetto unanime per un uomo che aveva già guidato la Romania negli anni Ottanta, portandola alla storica prima qualificazione agli Europei del 1984.

Il cammino della Romania verso i Mondiali: speranze e delusioni

La mancata qualificazione ai Mondiali 2026 rappresenta l’atto finale di un percorso tormentato. La nazionale romena aveva chiuso il girone di qualificazione al terzo posto, con una serata da dimenticare contro la Bosnia: il 17 novembre 2025, l’attaccante Denis Dragus era entrato in campo al 65′ sul risultato di 1-1 e dopo appena due minuti era stato espulso per un calcio volante in testa a un avversario, lasciando la Romania in dieci uomini. La Bosnia aveva poi vinto 3-1, condannando i rumeni ai playoff.

Nei playoff, la sconfitta per 1-0 in Turchia ha chiuso definitivamente i sogni di Lucescu e della sua generazione di calciatori. Un risultato che ha fatto il paio con l’eliminazione subita agli ottavi di Euro 2024 per mano dell’Olanda, che aveva travolto i rumeni per 3-0 all’Allianz Arena di Monaco di Baviera nel luglio 2024. Eppure quella spedizione europea era iniziata nel migliore dei modi: la Romania aveva battuto l’Ucraina 3-0 nella prima gara del girone E, sfruttando gli errori clamorosi del portiere Lunin, e aveva poi chiuso il girone al primo posto grazie alla differenza reti favorevole sulla Slovacchia.

Il percorso nelle qualificazioni mondiali aveva comunque mostrato momenti di valore. Nel novembre 2025, la Romania aveva liquidato San Marino per 7-1 in casa, con una partita che aveva regalato anche una curiosità storica: il gol di Nicolas Giacopetti dopo appena 111 secondi aveva richiamato alla memoria il celebre gol di Davide Gualtieri contro l’Inghilterra nel 1993, anche se in quella circostanza erano bastati solo 8 secondi. Un risultato rotondo che però non aveva cambiato le sorti del girone.

Quello che resta, al di là dei risultati sportivi, è il ritratto di una nazionale in cerca di identità e continuità, e di un allenatore che ha incarnato fino all’estremo il senso del dovere verso la propria terra. Le ultime news sulla Romania calcistica parlano di un futuro da costruire, con una federazione chiamata ora a trovare un successore all’altezza di una tradizione calcistica che, tra alti e bassi, continua a cercare il suo posto nel panorama europeo.