Pelé
Aggiornato Ven 12 Giu 2026 alle 14:32La figura di Pelé continua a vivere nella memoria collettiva del calcio mondiale, a oltre tre anni dalla sua scomparsa. Edson Arantes do Nascimento, conosciuto da tutti come O Rei, si è spento il 29 dicembre 2022 all’età di 82 anni, dopo una lunga battaglia contro un tumore al colon. Le ultime notizie e i ricordi legati alla leggenda brasiliana continuano a emergere, confermando quanto il suo lascito resti indelebile nella storia dello sport.
La morte di O Rei e il lutto del mondo
La scomparsa di Pelé aveva scosso profondamente il Brasile e l’intero pianeta. La notizia della morte era arrivata dall’Hospital Israelita Albert Einstein di San Paolo, dove il campione era ricoverato da settimane in condizioni sempre più critiche. Tre volte campione del mondo — nel 1958, nel 1962 e nel 1970 — Pelé rimane tuttora l’unico calciatore nella storia ad aver conquistato tre titoli iridati. La FIFA gli riconosce il record straordinario di 1281 reti realizzate in 1363 partite.
Il Brasile si era fermato per dargli l’ultimo saluto. La bara di O Rei era stata esposta per una veglia pubblica allo stadio Vila Belmiro di Santos, il club nel quale aveva militato dal 1956 al 1974 e di cui era rimasto per sempre la bandiera. Centinaia di migliaia di persone avevano gremito le strade della città per il corteo funebre, con la bara trasportata su un camion dei vigili del fuoco. Il presidente Lula era presente alla cerimonia, e il comune di Santos aveva decretato sette giorni di lutto cittadino. Il corteo funebre aveva attraversato le strade di Santos passando anche davanti alla casa della madre centenaria, Dona Celeste, prima che la salma venisse tumulata nel cimitero verticale Memorial Necropole Ecumenica, in una cerimonia privata riservata ai familiari.
Dal mondo intero erano arrivati messaggi di cordoglio. Lionel Messi aveva pubblicato una foto insieme a O Rei con un semplice “Riposa in pace”. Cristiano Ronaldo aveva scritto: “Un semplice ‘arrivederci’ all’eterno Re Pelé non sarà mai sufficiente per esprimere il dolore che attualmente abbraccia l’intero mondo del calcio”. Anche Mbappé e Haaland avevano reso omaggio alla leggenda brasiliana, mentre David Beckham lo aveva ricordato come “l’uomo che introdusse il bel gioco negli Stati Uniti”.
Il ricordo di Ronaldo e l’aneddoto di San Siro
Tra i tributi più toccanti, quello di Ronaldo il Fenomeno, che aveva condiviso sulla Gazzetta dello Sport un ricordo personale e commovente. “Non c’è consolazione nella consapevolezza: aspettavo, aspettavamo, questo momento da giorni, ma oggi sono triste perché se n’è andato un amico”, aveva scritto il brasiliano. Il Fenomeno aveva raccontato un episodio del 2000, quando si era infortunato gravemente al tendine rotuleo: Pelé, che si trovava a Roma, aveva preso un aereo appositamente per Milano solo per abbracciarlo e stargli vicino. I due si erano ritrovati sul terrazzo con San Siro di fronte, e Pelé gli aveva raccontato di quando aveva giocato in quello stadio con il Santos e con il Brasile, e di quando Angelo Moratti aveva tentato di portarlo all’Inter senza riuscirci. “Pelé è ancora più con Dio, ma la sua grandezza non passerà mai”, aveva concluso Ronaldo.
Un aneddoto curioso legato alla carriera di Pelé era emerso anche in occasione della morte di Brigitte Bardot, annunciata di recente. Il 31 marzo 1971, la celebre attrice francese aveva dato il calcio d’inizio di un’amichevole al Parco dei Principi di Parigi tra il Santos e una selezione mista di Olympique Marsiglia e Saint-Étienne. La partita, terminata 0-0, era proseguita ai rigori, e Pelé si era presentato sul dischetto indossando la maglia della squadra avversaria, avendola scambiata con un giocatore francese senza sapere che si sarebbe andati ai tiri dal dischetto. La Perla Nera non aveva sbagliato, ma il Santos aveva comunque perso 3-1.
L’eredità immortale: la maglia numero 10 e gli omaggi nel mondo
Nel primo anniversario della sua scomparsa, il 29 dicembre 2023, il mondo si era nuovamente fermato per ricordarlo. Le autorità brasiliane avevano proiettato le maglie più iconiche di Pelé sul Cristo Redentore di Rio de Janeiro, in un tributo che aveva emozionato milioni di persone. La Conmebol lo aveva celebrato con parole inequivocabili: “Il suo genio in campo ha mostrato al mondo il miglior talento sudamericano. Ineguagliabile. Incomparabile”.
Anche il club messicano Pumas aveva reso omaggio alla leggenda brasiliana stampando la firma di O Rei sulle proprie maglie in occasione di una partita contro il Juárez, vinta 2-1. Un gesto simbolico che aveva colpito i tifosi di tutto il mondo, a dimostrazione di quanto il nome di Pelé trascenda i confini geografici e generazionali.
Sul fronte del destino della maglia numero 10 del Santos, il club aveva inizialmente sospeso l’utilizzo del numero per tutto il 2023, in attesa di decidere se procedere al ritiro definitivo, come richiesto dalla famiglia di Pelé. Una scelta che riflette il peso simbolico di quel numero, reso immortale proprio da O Rei: come aveva ricordato Neymar, “il numero dieci prima di Pelé era soltanto un numero, dopo di lui è diventato qualcosa di speciale”.
Pep Guardiola, interpellato sulla scomparsa del campione brasiliano, aveva offerto una riflessione lucida e sincera: “Ha lasciato un’impronta indelebile. Pelé era in grado di fare tutto”. Pur dichiarando che per lui il più grande di sempre rimane Messi, il tecnico catalano aveva riconosciuto senza esitazioni il posto di Pelé nell’Olimpo del calcio mondiale, accanto a Cruijff, Maradona e Beckenbauer. Un lascito che, a distanza di anni, nessuna polemica — nemmeno quella scoppiata in Argentina con il titolo “è morto il terzo miglior giocatore della storia” — è riuscita a scalfire.