Jo Gartner, un talento dimenticato

Articolo di Aldo Seghedoni

Era nato a Vienna il 24 gennaio 1954 e dovette costruirsi la carriera passo dopo passo, con pochi mezzi a disposizione.

Jo Gartner era nato a Vienna il 24 gennaio 1954 e dovette costruirsi la carriera passo dopo passo, con pochi mezzi a disposizione. Dopo anni di apprendistato riuscì a mettersi in luce nelle categorie minori, vincendo alcune gare in Formula 2. Alla velocità naturale univa una solida preparazione tecnica, frutto della sua formazione come meccanico automobilistico. Non era al livello del connazionale Niki Lauda ma il talento e il coraggio non gli mancavano di certo.

Il suo percorso nel motorsport iniziò nell’estate del 1972, quando si presentò a Kurt Bergmann, proprietario di un team impegnato nella costruzione di monoposto per Formula Vee e Super Car. Dopo aver maturato esperienza su progetti già avviati, Gartner arrivò a riprogettare in autonomia alcuni modelli Kaimann, dimostrando competenze rare per un pilota così giovane.

Con determinazione riuscì a scalare le categorie formula fino alla Formula 1. Nel 1984 l’Osella gli offrì l’opportunità di disputare metà Mondiale al fianco di Piercarlo Ghinzani. Era una chance importante, anche se il team faticava persino a schierare una sola vettura. In alcune gare la monoposto di Gartner non risultò nemmeno ufficialmente iscritta, circostanza che avrebbe impedito l’assegnazione di eventuali punti, uno dei tanti vuoti regolamentari dell’epoca.

Nonostante le difficoltà, Gartner partecipò a otto Gran Premi qualificandosi ogni volta. Spesso rimase vicino a Ghinzani, pilota più affermato, riuscendo talvolta a precederlo. In un’era segnata dall’affidabilità precaria dei motori turbo, i numerosi ritiri compensavano in parte la scarsa competitività dell’Osella.

Il momento più alto arrivò a Monza. Approfittando di una serie eccezionale di abbandoni, Gartner si ritrovò nelle fasi finali in sesta posizione, con il compagno di squadra quarto. Quando Ghinzani rimase senza carburante, anche Jo rischiò lo stesso destino, ma riuscì a tagliare il traguardo per un soffio. Chiuse quinto, davanti a Gerhard Berger, diretto rivale per un posto alla Arrows nel 1985. Un risultato straordinario, che però non fruttò punti proprio per la questione dell’iscrizione.

Alla fine fu Berger a ottenere il sedile in Formula 1. Gartner virò così verso le gare endurance, dove seppe immediatamente farsi valere. Nel 1985 conquistò un ottimo quarto posto alla 24 Ore di Spa nel World Sportscar Championship. L’anno seguente arrivò il primo successo di rilievo con la vittoria alla 12 Ore di Sebring, seguita dal terzo posto a Miami nel campionato IMSA, concluso eroicamente su tre ruote.

Il 1° giugno 1986 prese il via alla 24 Ore di Le Mans tra i favoriti. Alle due di notte, però, un guasto meccanico fece perdere il controllo della Porsche 962 sul rettilineo dell’Hunaudières, a oltre 260 km/h. L’auto colpì violentemente il guard rail e terminò la corsa contro un palo del telefono, prendendo fuoco. Jo Gartner morì sul colpo.

Se ne andò così un pilota amato da tutti, ricordato per il talento, il sorriso e una carriera costruita con tenacia contro ogni limite.

 

 

 

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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