Il serbo rappresenta una soluzione più conveniente rispetto a gran parte degli attaccanti che la società bianconera sta valutando.
Per la Juventus oggi Dusan Vlahovic – che è in vacanza con il telefono a portata di mano – rappresenta una soluzione più conveniente rispetto a gran parte degli attaccanti che la società bianconera sta valutando. Non essendoci alcun costo per il cartellino e con un eventuale accordo entro il limite salariale fissato a 6,5 milioni di euro netti a stagione, da cui la Vecchia Signora non intende muoversi, il suo impatto complessivo sul bilancio sarebbe di circa 13 milioni annui.
Una cifra nettamente inferiore rispetto a quella richiesta da altri profili: Kolo Muani, considerando stipendio e ammortamento, supera i 20 milioni a stagione, mentre Sorloth si aggira intorno ai 18 milioni. In caso di rinnovo alle condizioni proposte dal club, la Juventus potrebbe quindi contenere i costi del reparto offensivo e concentrarsi sull’acquisto di un solo altro centravanti.
A rimescolare le carte in modo decisivo è stato il cambio ai vertici societari: l’addio di Damien Comolli – il dirigente francese che aveva guidato il club prima come direttore generale e poi come amministratore delegato – ha aperto la strada all’arrivo di Giovanni Carnevali, storico amministratore delegato del Sassuolo e negoziatore stimato nell’ambiente per le sue vedute lunghe e la capacità di costruire trattative complesse. È proprio questo nuovo contesto, secondo Tuttosport, ad aver favorito la riapertura del dossier Vlahovic, uno scenario che fino a pochi giorni fa sembrava definitivamente archiviato.
Del resto, la rottura sembrava totale. Giorgio Chiellini aveva confermato pubblicamente l’addio del centravanti serbo con parole che non lasciavano spazio a interpretazioni: “A me dispiace molto. È una persona seria ma a queste cifre non rimarrà in Italia, comunque è legittimo che cerchi un altro tipo di ingaggio”. La distanza tra la richiesta di Vlahovic – circa 8 milioni di euro più un cospicuo bonus alla firma – e il tetto fissato dalla società era apparsa incolmabile, tanto da spingere il giocatore verso lidi stranieri: Bayern Monaco, Chelsea, Barcellona e Newcastle erano tutti sulle sue tracce.