Roberto Taurino, nonostante le scuse, è stato severamente punito dalla giustizia sportiva. Squalificato anche il vice Tartaglia.
È arrivata nella giornata di giovedì la sentenza della giustizia sportiva sul caso legato a Roberto Taurino: sono ben dodici le giornate di squalifica per l’allenatore della Virtus Francavilla, espulso per reiterate proteste nei confronti dell’arbitro Gabriele Sciolti nel corso della trasferta di domenica scorsa contro il Barletta, gara valida per il Girone H di Serie D, terminata 0-0. Taurino, dopo il provvedimento del direttore di gara, aveva reagito colpendolo sulla mano e facendo volare a terra il cartellino: le immagini avevano rapidamente fatto il giro del web, scatenando il dibattito fra gli appassionati.
“Al termine della gara – si legge nella nota della Lega Nazionale Dilettanti, che certifica la maxi squalifica -, [Taurino] raggiungeva con fare minaccioso il direttore di gara e profferiva al suo indirizzo espressioni irriguardose mentre gli stringeva con forza la mano in maniera irridente. Allontanato da un dirigente della propria squadra, dopo la notifica del provvedimento disciplinare, raggiungeva nuovamente il direttore di gara con fare minaccioso, costringendo l’arbitro ad indietreggiare per evitare il contatto fisico”.
“Nella circostanza – prosegue lo stesso comunicato – reiterava le espressioni offensive ed irriguardose e sferrava un violento schiaffo sulla mano dell’ufficiale di gara facendogli cadere il cartellino. Si allontanava quindi, definitivamente, continuando a tenere atteggiamento offensivo”. Squalificato anche il vice di Taurino, Angelo Tartaglia, per quattro giornate “per avere, al termine della gara, rivolto espressioni irriguardose all’indirizzo del direttore di gara” come spiega ancora la Lega Nazionale Dilettanti.
A margine dell’episodio, lo stesso Taurino aveva provato a scusarsi: “Il gesto compiuto nei confronti del direttore di gara è stato frutto della tensione del momento – aveva sostenuto -, e non rispecchia in alcun modo i valori di rispetto, equilibrio e correttezza che considero fondamentali nello sport e nel mio lavoro quotidiano e che ho sempre perseguito nel corso della mia carriera sia da calciatore che da allenatore”.
“Nel mio gesto, assolutamente censurabile, non c’era alcun intento violento o intimidatorio – aveva aggiunto il tecnico, ora squalificato -. Ho già manifestato personalmente il mio rammarico alla società e rinnovo pubblicamente il mio pieno rispetto per gli ufficiali di gara e per le istituzioni sportive. Accetto ogni responsabilità per quanto avvenuto e mi impegno affinché episodi simili non si ripetano. Il calcio deve essere un esempio di educazione e lealtà, e sono il primo a voler rappresentare, come ho sempre fatto, questi principi con coerenza e serietà”.