La pesantissima sconfitta contro il Frosinone scatena la contestazione dei sostenitori giallorossi. Nel mirino finiscono Di Francesco, i giocatori e la società.
Cinque gol subiti, una prestazione da dimenticare e una tifoseria che non ne può più. Il pesantissimo 5-1 incassato dal Lecce sul campo del Frosinone ha scatenato un’autentica bufera sui social, dove i sostenitori giallorossi hanno riversato tutta la propria delusione per una squadra apparsa fragile, senza idee e incapace di reagire alle difficoltà. A far infuriare i tifosi non è soltanto il risultato, ma soprattutto l’atteggiamento dei calciatori. “Una sconfitta a tavolino sarebbe stata meno mortificante di questa disfatta. Infortuni e arbitraggi non siano alibi per una resa senza onore. Cinque gol dal Frosinone, senza cuore, senza orgoglio, senza anima. Si può perdere, mai tradire la propria maglia”, scrive Giuseppe Sisinni. Alessandra Agrifani richiama invece la squadra al rispetto dei sacrifici dei sostenitori: “Inutile nascondersi dietro un rigore o agli episodi: 5-1 è prestazione inaccettabile. Oramai è chiaro, manca la squadra. Rispetto per chi fa sacrifici veri, chi macina chilometri in trasferta, chi paga abbonamenti e biglietti con sudore e passione. Questa maglia e questi tifosi meritano molto di più!”. Durissimo anche Daniele P. Leo: “Un 5-1 non è una semplice giornata storta. Si può perdere, ma non così, senza equilibrio, carattere e reazione. Le assenze possono essere un’attenuante, non una giustificazione. Adesso servono meno parole, più grinta e soprattutto una squadra che lotti su ogni pallone. La maglia del Lecce merita rispetto, sempre!”.
La contestazione investe inevitabilmente Eusebio Di Francesco, considerato da una parte consistente dei tifosi il principale responsabile di una squadra che continua a mostrare enormi difficoltà nella costruzione del gioco. “Di Francesco via da Lecce! Dopo un anno e mezzo non c’è uno straccio di gioco”, attacca Andrea Esposito. Angelo Tedesco è ancora più esplicito: “Secondo me questa squadra è la migliore degli ultimi anni, è Di Francesco che è cotto, o la squadra non lo capisce, o lui non ha idee o, ancora peggio, la squadra non lo segue più. Serve una scossa, via Di Francesco, subito!”. Anche Giovanni Leo punta il dito contro il tecnico: “Ve la prendete con tutti tranne che con l’unico responsabile di due anni di non gioco… Di Francesco!”. E aggiunge: “Noi sembravamo 11 sconosciuti che si ritrovavano a giocare per la prima volta! Avremo anche 9 punti in 9 partite, ma non si può continuare con questo non gioco!”. “Presidente cosa aspetti a esonerare Di Francesco”, domanda Giovanni Lucia, mentre Francesco Fedele invoca un “Esonero immediato”, pur chiedendosi chi potrebbe eventualmente prendere il posto dell’allenatore. Ma la rabbia non si ferma alla panchina. Molti sostenitori contestano apertamente la costruzione della rosa e le strategie di mercato della società, ritenute insufficienti per affrontare dignitosamente il quinto anno consecutivo in Serie A. “Il problema del Lecce non è Di Francesco. È un allenatore con i suoi limiti e la sua storia, d’accordo, ma il vero nodo sono i giocatori e come è stata costruita questa squadra”, osserva Piergiorgio Medagli. “Qui manca proprio la qualità nei singoli e la profondità nei ricambi. La colpa principale è di chi ha pianificato questo mercato, non di chi siede in panchina”. Sulla stessa linea Paride De Giorgi: “Al quinto anno di A avremmo dovuto avere una rosa consolidata e competitiva in modo da poter affrontare emergenze come quella di oggi in modo più tranquillo. Invece siamo ancora all’anno zero e stiamo assistendo al trionfo di approssimazione e mediocrità”.
La delusione è ancora più forte perché dall’altra parte c’era un Frosinone neopromosso, capace di esprimere un calcio brillante e organizzato. “Frosinone di un altro pianeta per tutto. Niente scuse. Ci hanno fatto a fette come il burro”, scrive Simone Scordari. Poi la domanda che fotografa il malumore della piazza: “È troppo chiedere di veder giocare a calcio? Se lo fa il Frosinone di turno che è una neopromossa perché non possiamo farlo noi?”. Davide Vidal Gubello si interroga sulla stessa questione: “Perché non possiamo mai un anno essere noi il Frosinone di turno? Perché quando incontriamo una squadra un po’ più forte rinunciamo a giocare?”. Sandro Ruggio non cerca giustificazioni: “Che vergogna! Siamo veramente inguardabili! Che il rigore a fine pt non sia un alibi”. E sottolinea: “Non siamo stati in grado di fare due passaggi consecutivi! 5 gol son veramente pesanti”. Anche Alessandro Comes invita a non nascondersi dietro le decisioni arbitrali: “Sarebbe troppo riduttivo evidenziare e soffermarsi solo ed esclusivamente sulla sciagurata decisione del rigore non assegnato”. Per il tifoso è più importante analizzare una squadra che, nonostante il quinto anno in Serie A, continua a non mostrare una precisa identità di gioco. La direzione arbitrale di Abisso, comunque, ha alimentato ulteriormente la protesta. Diversi sostenitori contestano il rigore non concesso al Lecce e quello successivamente assegnato al Frosinone, pur riconoscendo che gli episodi non possono giustificare una sconfitta di tali proporzioni. “Al netto dei meriti del Frosinone, continuo a non capire questo nuovo metodo arbitrale senza una concreta e logica metodologia di giudizio”, osserva Antonio Mazzotta, che chiede un intervento della società: “Adesso la società deve farsi sentire! Deve farlo perché non si può stare lì e subire senza proferir verbo. Rispetto”.
Tra i commenti emerge anche una crescente insofferenza nei confronti della dirigenza e del presidente Saverio Sticchi Damiani. “Presidente che facciamo?”, domanda Giuseppe Martina. “Presidente sveglia sveglia!”, incalza Giuseppe Martella. Stefano Tarantino pretende un gesto concreto: “La società dovrebbe chiedere scusa a tutti i tifosi per farci assistere a queste partite imbarazzanti”. Ancora più articolata la protesta di Cesare Di Palma: “Tanta ma tanta amarezza, che questa piazza, il popolo salentino di fede giallorossa non merita!”. Il tifoso invita il presidente a riflettere sulla necessità di rafforzare economicamente la società per consentire al Lecce di crescere e diventare maggiormente competitivo. Fabio Guidotti sintetizza il sentimento di molti sostenitori con una frase categorica: “Questa tifoseria non merita questo trattamento, da ogni livello, tecnico e societario”. Particolarmente amaro il commento di Daniele Zocco: “5 anni 5 di Serie A e non si vede un briciolo di grinta di voglia di schemi e di attaccamento a questi colori a questi 20.000 e passa cuori che battono! Vergognosi, si può perdere sì ma non in questo modo!”. C’è poi chi teme che la stagione possa prendere una piega pericolosa. Cesare Pellegrino non nasconde il proprio pessimismo: “Vergogna! Siamo la squadra più scarsa del campionato senza scusanti… serie B scontatissimo!”.
Ma tra tante proteste c’è anche chi prova a ricordare che il campionato è ancora lungo e che una sconfitta, per quanto pesante, non deve necessariamente compromettere l’intera stagione. “Non eravamo extraterrestri a Udine, non siamo dei brocchi oggi a Frosinone. Coraggio!”, scrive Salvatore Cretì. La voce prevalente, però, resta quella della contestazione. I tifosi non chiedono soltanto risultati, ma soprattutto una squadra capace di lottare, reagire e onorare la maglia anche nelle giornate più difficili. Lo riassume Giuseppe Chiriacò: “Ci sta perdere contro una squadra che esprime un calcio decisamente migliore del nostro. Al netto delle assenze, prestazione e atteggiamento imbarazzanti: chiedete scusa perché non avete onorato la maglia!”. È probabilmente questo il messaggio più forte che arriva dal popolo giallorosso dopo la disfatta di Frosinone. La sconfitta può essere accettata, l’assenza di carattere molto meno. E adesso i tifosi pretendono risposte, prima che la delusione si trasformi in una contestazione ancora più profonda.