Settant’anni e un legame con la Lazio che il tempo non ha mai cancellato.
Settant’anni e un legame con la Lazio che il tempo non ha mai cancellato. Bruno Giordano, nato a Roma il 13 agosto 1956, festeggia oggi un compleanno speciale, entrando nei 70 con il posto che gli spetta nella storia biancoceleste: quello di uno dei centravanti più forti e rappresentativi che abbiano mai indossato la maglia della Lazio.
Romano di Trastevere e cresciuto nel settore giovanile laziale, Giordano arrivò in prima squadra negli anni Settanta raccogliendo un’eredità tutt’altro che semplice, quella lasciata da Giorgio Chinaglia. Il debutto in Serie A arrivò il 5 ottobre 1975 a Marassi contro la Sampdoria e fu immediatamente accompagnato dal gol: entrato dalla panchina, segnò nel finale la rete dello 0-1. Era l’inizio di una storia destinata a durare dieci anni.
Con la Lazio Giordano ha collezionato 254 presenze e 108 gol in tutte le competizioni, numeri che ancora oggi lo collocano al quinto posto tra i migliori marcatori della storia del club. Detiene inoltre il primato biancoceleste di reti nelle coppe nazionali, con 18 centri.
Ma i numeri raccontano soltanto una parte della sua storia. Giordano era un centravanti moderno prima ancora che questa definizione diventasse abituale. Tecnica, dribbling, rapidità, potenza nel tiro e capacità di costruirsi da solo l’occasione da gol. Non era semplicemente l’uomo dell’ultimo tocco, ma un attaccante capace di partecipare alla manovra e accendere la partita con una giocata.
La consacrazione arrivò nella stagione 1978-79, quando vinse la classifica dei cannonieri della Serie A con 19 reti. Qualche anno più tardi, dopo il difficile periodo legato al calcioscommesse e alla squalifica, tornò a indossare la maglia della Lazio in Serie B. Nel 1982-83 trascinò i biancocelesti verso la promozione conquistando anche il titolo di capocannoniere della cadetteria con 18 gol.
Proprio quella capacità di restare legato alla Lazio anche nei momenti più complicati ha contribuito a renderlo un simbolo per diverse generazioni di tifosi. Giordano ha vissuto una Lazio molto diversa da quella dei grandi trionfi, attraversando stagioni difficili e assumendosi spesso sulle spalle il peso dell’attacco.
Nel 1985 arrivò l’addio e il trasferimento al Napoli. In Campania trovò Diego Armando Maradona e diventò uno dei protagonisti di una squadra entrata nella storia del calcio italiano. Con il Napoli conquistò nella stagione 1986-87 Scudetto e Coppa Italia, formando un reparto offensivo di straordinaria qualità.
La sua carriera proseguì poi con Ascoli e Bologna prima del ritiro. Anche la Nazionale fece parte della sua storia: 13 presenze e un gol con l’Italia, con un percorso che avrebbe probabilmente potuto regalargli qualcosa in più senza la lunga interruzione dei primi anni Ottanta. Eppure, quando si pronuncia il nome di Bruno Giordano, il primo pensiero continua inevitabilmente ad andare alla Lazio. A quel ragazzo di Trastevere cresciuto nel vivaio, diventato centravanti della prima squadra e poi idolo dell’Olimpico.
Sono passati più di cinquant’anni dal suo esordio. Il calcio è cambiato, così come la Lazio e i suoi protagonisti. Ma 108 gol non si cancellano e neppure il ricordo di un numero 9 capace di trasformare talento e appartenenza in una storia profondamente biancoceleste. A settant’anni Bruno Giordano resta questo: uno dei grandi bomber della Lazio e uno dei volti che appartengono per sempre alla memoria del popolo laziale.
Al bomber gli auguri di buon compleanno anche da parte della redazione di Sportal.it che ha sempre apprezzato la sua disponibilità quando lo ha contattato per un’intervista.