Michele Di Piedi porta un sorriso al calcio italiano: grandissima impresa a Gibilterra

Articolo di Mauro Corno

Il tecnico, ex grande bomber, ha compiuto una vera e propria impresa qualificando per la prossima Conference League il suo Europa FC.

Mentre il calcio italiano si lecca le ferite per l’ennesima mancata qualificazione ai Mondiali e per la deludente partecipazione alle coppe europee dei suoi club di punta, c’è un tecnico italiano, Michele Di Piedi (qui nell’immagine di Brandon Avellano), che a Gibilterra ha compiuto una vera e propria impresa qualificando per la prossima Conference League il suo Europa FC.

“Quando sono arrivato, circa due anni fa, la squadra era ultima in classifica – racconta a Sportal.it -: dopo dieci partite aveva ottenuto una sola vittoria e nove sconfitte. La situazione era complicata, ma nel tempo siamo riusciti a cambiare rotta. Da ultimi siamo arrivati settimi e abbiamo raggiunto anche una finale di coppa. L’anno scorso siamo cresciuti ancora, esprimendo uno dei migliori giochi del campionato, mentre quest’anno abbiamo centrato l’obiettivo della Conference League. In due anni abbiamo trasformato un club in difficoltà, quasi in vendita, in una realtà solida”.

“Non esiste un segreto unico dietro a questa crescita – aggiunge -. L’esperienza ha avuto un peso importante: in passato ho lavorato con squadre giovani, ottenendo risultati significativi e valorizzando tanti giocatori. Ma la chiave è stata entrare nella testa dei ragazzi. Bisogna adattarsi alle loro caratteristiche, non imporre qualcosa di costruito a tavolino. Io non invento nulla: cerco di capire cosa possono dare e costruisco su quello. Non chiedo mai a un giocatore qualcosa che non è nelle sue corde, l’obiettivo è esaltare i punti di forza e nascondere i limiti”.

Vero e proprio bomber, Di Piedi è stato un giramondo: in Inghilterra è tutt’ora un idolo dei tifosi dello Sheffield Wednesday, ma ha calcato i campi anche di Norvegia, Birmania, Venezuela e Cipro, tra i tanti. “La mia esperienza da calciatore mi ha aiutato molto. Ho vissuto contesti diversi, anche all’estero, imparando a conoscere culture e mentalità differenti. Oggi il calcio è cambiato: i giocatori sono diversi rispetto a prima, spesso meno abituati al sacrificio. Serve pazienza, serve lavoro quotidiano per entrare nella loro mentalità e motivarli nel modo giusto. È uno scambio continuo: loro entrano nel mio mondo calcistico e io nel loro. Quando questo equilibrio si crea, diventa una forza”.

“Dopo i risultati raggiunti sono arrivate anche alcune proposte, compresa quella recente di un club azero con un progetto importante. Ma la mia intenzione è restare: voglio portare a termine il percorso iniziato qui. Tornare a vivere le coppe europee da allenatore (da calciatore ha giocato in Champions League con l’Apoel Nicosia, ndr) è un’emozione fortissima. Da giocatore ho già provato certe sensazioni, ma in panchina è diverso, ancora più intenso. Alcuni momenti sono stati davvero speciali anche a livello personale, come vedere mio figlio protagonista: emozioni difficili da descrivere”.

Un capitolo a parte merita Francesco, il figlio di Michele, che dal padre ha preso l’istinto del killer in area di rigore ma anche l’umiltà di chi sa che senza lavorare duro non si possono realizzare i propri sogni: arrivato a Gibilterra a gennaio l’ex Enna, Milazzo e Sora è stato l’autore del gol decisivo per la qualificazione in Conference League. “Ha mostrato di avere gli attributi: non è facile essere allenato dal padre, la pressione aumenta, ma lui è stato bravo nel non farsi condizionare e nel portare il suo contributo alla causa”.

“Mi considero un allenatore legato ai valori della vecchia scuola, ma con una mentalità aperta e moderna. Credo nel rispetto, nella disciplina e nello spirito di squadra. La competizione è fondamentale, ma deve essere sana. Ai miei giocatori chiedo soprattutto una cosa: in campo devono dare tutto l’uno per l’altro. Fuori possono avere rapporti diversi, ma durante la partita devono essere uniti, quasi una famiglia. Quando tutti remano nella stessa direzione, anche le difficoltà diventano più gestibili e i risultati arrivano” conclude Di Piedi.

Da oltre vent’anni Editor-in-Chief di Sportal.it si è laureato in Scienze Politiche alla Statale di Milano con una tesi su Georges Simenon. Ha scritto due libri su calciatori e allenatori italiani all’estero ("Ai confini dell’impero" e "Nuovi confini dell’Impero") e, nel 2026, "I social prima dei social". Da bimbo era certo che avrebbe giocato in serie A ma già in Seconda Categoria faticava.

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