Calciopoli, Caressa: "La Juventus chiese la mia testa"

"Nel 2006 volevano la rimozione mia e di Bergomi per alcuni commenti su casi di moviola".

6 Aprile 2017

Il telecronista di Sky Sport Fabio Caressa, a margine della rassegna "Il Valore dello Sport", organizzata dall'Università Bocconi di Milano, ha rivelato alcuni retroscena risalenti al 2006, in piena Calciopoli.

Secondo il giornalista, l'allora dirigenza della Juventus avrebbe chiesto il suo licenziamento e quello di Beppe Bergomi per alcuni pareri differenti su casi di moviola: "C'erano stati degli arbitraggi che facevano pensare, in particolare in un Bologna-Juventus vinto dai bianconeri per 1-0 con un gol di Nedved su calcio di punizione. In questo match per due volte sul bolognese Cipriani non fu fischiato il rigore e nell'intervista a fine gara lo stesso giocatore disse che gli episodi non erano importanti: Cipriani era un giocatore della GEA. Dopo che noi affrontammo l'argomento in telecronaca dicendo che due rigori non erano stati concessi, arrivò una telefonata all'allora amministratore delegato di Sky dalla dirigenza della Juventus che urlando chiedeva la mia rimozione e quella di Beppe Bergomi. Questa cosa accadde sotto Natale e lui stesso durante il cocktail ci disse di ricordarci che noi siamo Sky e siccome diamo noi i soldi alla Juventus per i diritti, magari un giorno chiederemo noi di decidere il loro allenatore ma loro non decideranno mai su quello che deve fare Sky. Questo fa capire che forza servisse in quel momento per resistere ad alcune pressioni". 

"Il giorno dopo successe che sulla prima pagina del Corriere della Sera, ci furono due colonne di attacco nei confronti miei e di Bergomi dicendo che Cipriani stesso aveva detto che i rigori c’erano, mistificando la realtà in una maniera ignobile - continua -. Non dico il nome del giornalista per rispetto, ma dopo uscì che era colluso con queste persone quì. Era un momento molto complicato, si avvertiva questa pressione. E’ scoppiato tutto perché qualcuno ha voluto fare più di quello che era concesso. Un po’come Tangentopoli nel ’92...".

"Pensavo ci fosse qualcosa, ma non a quel livello lì - ha concluso Caressa -. Moggi ha pensato non solo di poter fare qualcosa per la Juve ma ha pensato di poter fare quello che voleva per tutto il campionato. Ci sono decine di sentenze su questo ormai. Lui pensava di poter decidere su chi doveva retrocedere e altro, questo non era possibile. Poi negli anni si scopriranno sotto che ci sono state anche lotte, magari anche interne alla famiglia e nella Juventus in quel periodo. C’era grande incredulità e poi è arrivato il Mondiale dove c'era grande voglia di rivalsa perché  venivamo un poì derisi, giustamente".

©Sky

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