Brahim Diaz è un uomo distrutto e chiede scusa

Articolo di Aldo Seghedoni

"Ho sbagliato - riconosce il marocchino - e me ne assumo tutta la responsabilità".

Il Marocco aveva in mano la Coppa d’Africa. Se non l’ha vinta, dopo avere organizzato il torneo, è perché Brahim Diaz ha sbagliato il calcio di rigore assegnato contro il Senegal quando ormai la partita stava per finire. Sconcertante l’esecuzione dal dischetto dell’ex milanista, neutralizzata dal portiere avversario senza il benché minimo sforzo. A decidere la finale è stato poi Gueye nei tempi supplementari.

“Mi fa male l’anima – si è sfogato Brahim su Instagram -. Ho sognato questo titolo grazie a tutto l’amore che mi avete dato, a ogni messaggio, a ogni dimostrazione di sostegno che mi ha fatto sentire che non ero solo. Ho lottato con tutto quello che avevo, mettendoci soprattutto il cuore”.

“Ho sbagliato e me ne assumo tutta la responsabilità, chiedendo scusa di tutto cuore – ha aggiunto -. Ci vorrà tempo per riprendermi, perché questa ferita non si rimargina facilmente, ma ci proverò. Non per me, ma per tutti quelli che hanno creduto in me e per tutti quelli che hanno sofferto insieme a me”.

“Andrò avanti finché un giorno potrò restituirvi tutto questo amore ed essere l’orgoglio del mio popolo marocchino” la conclusione con promessa ai suoi connazionali.

Il Mondiale che si disputerà in Nord e Centro America, tra Messico, Stati Uniti e Canada, vedrà il Senegal regolarmente ai nastri di partenza. La nazionale africana è stata inserita nel girone I insieme a Francia, Norvegia e a una quarta squadra ancora da definire.

In vista della Coppa del Mondo, il Senegal affronterà gli Stati Uniti in un match amichevole, ma l’episodio dell’ormai celeberrimo abbandono del campo dopo l’assegnazione del rigore al Marocco potrebbe avere conseguenze pesanti. I responsabili, infatti, rischiano sanzioni e squalifiche per più incontri, e non soltanto per la sfida contro gli americani in programma a maggio.

Gli dicono tutti che è troppo elegante ma lui non crede sia vero. Ha sempre avuto una grande attrazione per la NBA ma l’altezza non l’ha mai supportato e così ha dovuto ben preso riporre il sogno nel cassetto di diventare un giocatore di basket professionista. Ma non considera che scrivere sia un ripiego, tutt’altro.

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