Con i suoi 212 centimetri e una straordinaria forza di volontà, riuscì a imporsi rapidamente nonostante alcune iniziali lacune tecniche.
Luciano Vendemini nacque l’11 luglio 1952 a Sant’Ermete, in provincia di Rimini, e fu il primo autentico professionista cresciuto nella pallacanestro riminese. Con i suoi 212 centimetri e una straordinaria forza di volontà, riuscì a imporsi rapidamente nonostante alcune iniziali lacune tecniche.
Dopo le prime esperienze a Rimini, a soli 19 anni si trasferì a Cantù, che lo mandò a maturare in prestito all’Asti in Serie B. Rientrato in Brianza, contribuì anche alla conquista della Coppa Korac prima del passaggio alla Sebastiani Rieti, un trasferimento che all’epoca fece molto discutere. Fu proprio a Rieti, guidato da Dado Lombardi, che completò definitivamente la sua crescita, affermandosi come uno dei migliori pivot italiani e conquistando anche la maglia della Nazionale.
Con l’Italia disputò 44 incontri, vivendo pagine storiche come la sfida contro la Jugoslavia a Edimburgo nel 1976, decisiva per la qualificazione alle Olimpiadi di Montreal. In quell’occasione riuscì a contenere un campione come Kresimir Cosic, trascinando gli azzurri a una vittoria memorabile che gli valse il soprannome di “Duca di Edimburgo”.
Anche ai Giochi Olimpici di Montreal si mise in luce, confermandosi tra i migliori italiani del torneo. Nel frattempo la sua carriera continuava a crescere: dopo la promozione in Serie A1 con Rieti, nel 1976 passò alla Chinamartini Torino per una cifra considerata eccezionale per l’epoca.
La sua storia, però, si interruppe tragicamente il 20 febbraio 1977. Poco prima della partita tra Forlì e Torino, Vendemini accusò un malore durante il riscaldamento e morì per un arresto cardiaco legato alla sindrome di Marfan. Dall’ospedale arrivò subito la conferma dell’inutilità di ogni tentativo dei medici.
La notizia gettò nello sconforto compagni, dirigenti e tifosi. Alla squadra fu lasciata la scelta se disputare o meno l’incontro contro il Jolly Forlì. Dopo essersi riuniti negli spogliatoi, i giocatori decisero, tra le lacrime, di scendere comunque in campo per onorare la memoria del compagno. Il pubblico forlivese accolse i torinesi con una lunga ovazione e seguì quasi in silenzio una partita che ormai aveva soltanto un valore simbolico, conclusa 122-101 per la squadra di casa.
Al termine dell’incontro, giocatori e dirigenti della Chinamartini si recarono in ospedale per l’ultimo saluto a Vendemini, prima di fare ritorno a Torino. Intanto la drammatica notizia si era diffusa rapidamente attraverso radio e televisione, mentre i familiari cercavano di non farla arrivare subito alla moglie Laura, che si trovava a Rieti per un matrimonio. Luciano aveva infatti chiesto al tecnico Gianni Asti il permesso di fermarsi a Rimini per trascorrere una giornata con la famiglia insieme al fratello.