"Hanno il cuore amareggiato perché è il cuore che governa il tifo".
Valerio Bianchini, dopo aver aperto un caso con un precedente post che aveva fatto infuriare i tifosi di Trieste in un momento delicato per la squadra giuliana, è tornato a parlare sulla sua seguitissima pagina Facebook.
“I tifosi avviliti dai meccanismi del professionismo sportivo, hanno il cuore amareggiato perché è il cuore che governa il tifo – ha scritto il leggendario coach capace di vincere lo scudetto con Cantù, Roma e Pesaro -. Come diceva Pascal: “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”.
La mobilitazione dei tifosi triestini si è concretizzata in una petizione online che ha raccolto migliaia di firme. “La Pallacanestro Trieste ha dimostrato sul campo il proprio valore, con risultati importanti anche in ambito europeo e con uno dei pubblici più numerosi e partecipi d’Italia – si legge nel testo -. Una società sportiva si può vendere. Ma una cultura sportiva no”. Un messaggio che richiama anche le radici storiche profonde del basket in città, con la Ginnastica Triestina campione d’Italia nel primo campionato del 1929-1930. Va ricordato che Bianchini, prima di diventare suo malgrado il bersaglio delle critiche dei tifosi giuliani, aveva in realtà espresso preoccupazione per le sorti di Trieste.
In un’intervista al Messaggero aveva dichiarato: “Sarebbe terribile. Il basket moderno affonda le sue radici molto tempo addietro, quando ai tempi dell’esodo Bogoncelli portò da Trieste Cesare Rubini e contribuì a fare grande Milano. Senza contare che i triestini subirono un torto anche all’epoca Stefanel”. Aggiungendo: “Parliamo di una piazza storica, che ha passione e quasi 5.000 abbonati. Purtroppo non penso che Matiasic tornerà sui suoi passi, spero solo che Trieste possa avere ancora una squadra in A oppure in A2”.