La talentuosa venticinquenne ha firmato con il VakıfBank, una delle più prestigiose società pallavolistiche turche.
Una nuova importante avventura agonistica per Adhuoljok Malual: ha firmato con il VakıfBank, una delle più prestigiose società pallavolistiche turche. Nata il 14 novembre 2000, Adhu ha iniziato la sua carriera in Italia con l’Argentario Progetto VolLei. Successivamente ha vestito le maglie di Club Italia Crai, Green Warriors Sassuolo, Texas University, VBC Trasporti Pesanti Casalmaggiore, Vero Volley Milano e Il Bisonte Firenze, per poi giocare più recentemente nel Wash4Green Monviso Volley.
“Sono incredibilmente emozionata di essere qui; so che sarà una grande avventura. Ho iniziato a giocare a pallavolo intorno ai 12 anni e da allora questo sport è diventato sia la mia passione sia il mio lavoro. Quando si è presentata questa opportunità è stata una sensazione pazzesca: ho pensato “wow, che occasione enorme”. Sono felicissima che tutto sia andato per il verso giusto e non ho esitato nemmeno un istante a dire sì a questa nuova esperienza” ha raccontato l’atleta.
Pochi giorni prima di Natale Adhu, che è nel giro della Nazionale, si era sfogata per una serie di squallidi insulti ricevuti da pseudo-tifosi del Monviso Volley. “Ieri sera ho giocato in casa – aveva raccontato -. E non mi sono sentita a casa. In 12 anni di carriera non avevo mai assistito né vissuto sulla mia pelle un atteggiamento del genere da parte del pubblico che dovrebbe sostenere la propria squadra. Si può sbagliare. Fa parte del gioco, fa parte del lavoro, fa parte dell’essere umani. Quello che non fa parte di questo sport sono insulti, fischi costanti, offese personali e sì commenti razzisti, rivolti non solo a me ma anche ai miei familiari sugli spalti. Dal primo punto all’ultimo. Non per spronare. Non per sostenere. Solo per colpire”.
“Sono fiera di essere italiana. Sono fiera di giocare in uno dei campionati più forti al mondo – aveva aggiunto -. Sono fiera di indossare la maglia azzurra, perché l’amore che provo per questo Paese, che è la mia casa, è indescrivibile. E non permetterò a nessuno di metterlo in discussione. I momenti no esistono per tutti, in qualsiasi ambito. C’è una linea sottile tra il tifo e la mancanza di rispetto. Ieri sera quella linea è stata superata più volte. E quando a pagarne il prezzo non è solo l’atleta in campo, ma anche la squadra e la sua famiglia sugli spalti, allora il problema non è sportivo. È umano”.