È morto Alex Zanardi, lo sport piange un eroe inimitabile

Articolo di Francesco Lucivero

Il pluricampione paralimpico, uno dei simboli più forti di coraggio e amore per lo sport e per la vita, è scomparso all'età di 59 anni.

È morto a 59 anni Alex Zanardi, figura simbolo dello sport italiano e internazionale. Ex pilota automobilistico, la sua vita cambiò radicalmente nel 2001, quando un terribile incidente in pista gli costò l’amputazione di entrambe le gambe. Da quel momento, però, Zanardi non si fermò: trasformò la tragedia in una nuova partenza, diventando uno straordinario atleta paralimpico e un esempio universale di coraggio e amore per lo sport e per la vita.

Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike nei pressi di Pienza, fu coinvolto in un altro gravissimo incidente. Dopo un lungo e complesso percorso ospedaliero e riabilitativo, nel 2021 riuscì a fare ritorno a casa. Oggi la terribile notizia: è stata la famiglia, assieme all’associazione benefica Obiettivo 3 creata proprio da Zanardi, a comunicare la scomparsa di Alex.

Nato a Bologna il 23 ottobre del 1966, Zanardi si distinse già da ragazzo per le sue abilità al volante, iniziando dai kart e proseguendo per le formule minori, fino ad approdare nel 1991 in Formula 1: il suo esordio arrivò nel settembre di quell’anno, al Gran Premio di Spagna, con un nono posto sulla Jordan. Dopo un breve passaggio in Minardi nel 1992, l’anno successivo corse buona parte della stagione sulla Lotus, cogliendo anche il suo unico punto nella classe regina delle ruote scoperte con un sesto posto a Interlagos.

Dopo un’altra annata incolore in Lotus, scelse il salto negli Stati Uniti che di fatto cambiò la sua carriera, iniziando nel 1996 un sodalizio con Chip Ganassi, proprietario dell’omonimo team, che lo portò prima al terzo posto nel campionato Cart (con la ciliegina sulla torta del meraviglioso sorpasso al Cavatappi di Laguna Seca ai danni di Bryan Herta all’ultimo giro dell’ultima gara, che regalò il titolo al compagno di squadra Jimmy Vasser) e poi a due titoli consecutivi, nel 1997 e nel 1998.

Nel 1999 tornò in Formula 1 con la Williams, reduce dai successi degli anni precedenti: la scarsa competitività della FW21 e un’armonia ai box mai raggiunta con lo stesso Frank Williams e con il compagno di team Ralf Schumacher portò però a una stagione incolore e alla decisione di rituffarsi nelle gare Made in Usa, dopo un anno sabbatico.

Proprio il 2001 fu un anno spartiacque non solo della carriera di Zanardi, ma anche della sua vita: Alex restò vivo per miracolo dopo un terribile incidente al Lausitzring, il 15 settembre 2001, ma perse entrambe le gambe e fu costretto, da allora, all’utilizzo di protesi e di una sedia a rotelle per camminare.

Nonostante ciò, Zanardi non perse mai il sorriso, sostenuto dalla moglie Daniela e, negli anni successivi, dal figlio Niccolò, nato nel 1998. Dopo un periodo di nuovo in pista, al volante di auto da turismo adattate per la guida con le sole mani, Zanardi scoprì la handbike e si appassionò a tal punto da decidere di competere ad alto livello anche nel ciclismo paralimpico.

Costruì così una seconda carriera luminosissima, vincendo fra il 2012 e il 2019 una quantità innumerevole di titoli nazionali e internazionali, fra i quali quattro ori e due argenti alle paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016. Nel frattempo, divenuto ormai un’icona capace di trascendere il mondo dello sport, partecipò e condusse trasmissioni televisive, si mise in gioco come attore e doppiatore, scrisse quattro libri sulla sua vita e sulla sua esperienza.

Il 19 giugno 2020 la sua handbike si scontrò contro un camion durante una staffetta di beneficenza nei pressi di Pienza, vicino Siena. Sottoposto a diversi interventi d’urgenza nel vicino policlinico di Santa Maria alle Scotte, iniziò una lunghissima riabilitazione tra Siena, Lecco, Milano e Padova che lo portò al ritorno a casa, a Bologna, soltanto a dicembre 2021. Durante questo periodo, e nei quattro anni e mezzo successivi, la famiglia ha sempre mantenuto il massimo riserbo sulle condizioni di Alex, fino alle ultime ore di un uomo che, al di là della facile retorica, non è per nulla esagerato chiamare eroe.

Nato nel 1986, giornalista pubblicista e speaker radiofonico appassionato di comunicazione sportiva e culturale. Nell'ambito di collaborazioni con importanti editori italiani, oltre che di uffici stampa, realizza articoli, interviste e contenuti per web, radio, televisione e social media.

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